
Palestina, gelato e indignazione: il triangolo radical-chic dell’estate
Quando l’opposizione confonde la geopolitica con un comunicato stampa da aperitivo
Se c’è una cosa che in Italia non manca mai è l’indignazione a tempo determinato. Torna il sole, si scioglie il ghiaccio nel bicchiere del Negroni e, puntuali come la sabbia nei sandali, ricompaiono loro: i paladini della Palestina da terrazza romana, meglio noti come radical chic.
Il nuovo tormentone dell’opposizione è: “Riconosciamo la Palestina!”
Non che abbiano una strategia politica, un piano per la pace, o almeno un’idea vagamente coerente. No: basta lo slogan, la foto con la kefiah e la certezza di stare dalla parte “giusta” della storia, possibilmente con filtri Instagram che diano quel tono engagé.
Nel frattempo, nei bar del centro:
– “Sai, io sono molto scosso da Gaza… Due palline pistacchio e cioccolato, grazie.”
– “No, io ho firmato l’appello per la Palestina. E tu?”
– “Io l’ho condiviso nelle stories, vale uguale.”
Intanto in Parlamento, l’opposizione fa opposizione a sé stessa, litigando se mettere prima “diritti umani” o “giustizia climatica” nel post di solidarietà. Il Medio Oriente ringrazia.

🔴 E guai a dubitare: chi non si accoda è automaticamente fascista, colonialista e complice dell’imperialismo globale. Non importa se non capisci nulla di geopolitica, se non sai distinguere Hamas da hummus: l’importante è sentirsi superiori moralmente, almeno fino all’ora dell’aperitivo.
🧩 La verità? In Italia il riconoscimento della Palestina è solo l’ultima coperta di Linus ideologica, usata da un’opposizione incapace di riconoscere sé stessa allo specchio. Una sinistra che, più che fare politica, fa comunicazione per like. E intanto, il Paese reale emigra o si arrangia.
🎯 Centro(pensante)
Satira tiepida da servire con ironia a temperatura ambiente
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