Episodio 28#- La scelta di Sestriere

Episodio 28 – La scelta di Sestriere

Ago 26, 2025 by sottoilcielo
in Figli del secondo binario


La telefonata decisiva

Verso la fine di agosto, con la decisione ormai presa di andare al Sestriere, Matteo trovò il coraggio di comunicare la notizia a Eleonora. Dall’altra parte della linea ci fu un breve silenzio, come se lei stesse cercando le parole giuste. Poi, con voce calma, disse:

«È la tua vita, Matteo. Vai. È la tua occasione.»

Ma quella voce non era la stessa di sempre. Mancava la vivacità affettuosa che Matteo conosceva. C’era invece una distanza sottile, quasi una rassegnazione che lui percepì subito, come una lama leggera sotto la pelle. Capì che per lei non era facile, così come non lo era per lui. In quelle parole, però, c’era anche rispetto, forse persino orgoglio. Gli fu chiaro che la vita li stava già spingendo in direzioni diverse: Eleonora verso il ritorno a Trento e agli studi, lui verso una nuova stagione di lavoro sulle montagne del Piemonte.

Elena e la premura di sempre

Dopo qualche altra frase di circostanza, Eleonora gli passò Elena. Lei, come sempre, volle sapere come stava, quante ore lavorava, se riusciva a riposare abbastanza. Gli raccontò qualcosa di San Martino di Castrozza, dove avevano appena terminato la stagione. Erano soddisfatte del lavoro e, soprattutto, dei soldi guadagnati. Le sue parole erano semplici, ma dentro custodivano una premura autentica, quasi familiare.

Un legame incrinato

Da quel momento, però, le telefonate tra Matteo ed Eleonora cambiarono tono. Qualcosa si era incrinato. Non c’erano litigi né parole dure, ma non c’era più la leggerezza di prima. La distanza, che fino a poco tempo prima sembrava solo un ostacolo da affrontare con pazienza, iniziava ora a farsi sentire come un muro.

Matteo, intanto, pensava spesso a casa. Dopo la fine della stagione sarebbe tornato in paese per rivedere la famiglia e gli amici. La famiglia, per lui, veniva prima di tutto. Lo disse anche a Eleonora: dopo la chiusura dell’Hermitage, intorno al 10 ottobre, sarebbe rientrato al paese e poi, prima dell’inverno, avrebbe fatto qualche giorno a Trento.

Lei non rispose subito. Ma il giorno dopo lo chiamò, con una voce ferma:

«Non è il caso che tu venga a Trento. È meglio continuare a sentirci così. Guardiamo la realtà e agiamo di conseguenza.»

Quelle parole colpirono Matteo come pietre. Non era pronto a sentirle. Sapeva che Eleonora era più lucida, più matura, ma questo non rendeva la verità meno dolorosa. Si sentì ferito, anche se dentro di sé sapeva che aveva ragione.

Pochi giorni dopo fu Elena a cercare di rincuorarlo:
«Non pensarci troppo, Matteo. Vedrai che si ravvederà. E poi, dove lo trova un ragazzo come te?»
Parole semplici, quasi ingenue, ma capaci di portare un po’ di sollievo.

Il ritorno in paese

Quando l’Hermitage chiuse per la stagione, Matteo salì sul treno per tornare al paese. Il viaggio non era lungo, ma ogni chilometro che lo avvicinava a casa gli faceva sentire le spalle più leggere, come se stesse lasciando cadere la stanchezza accumulata.

Scendere alla piccola stazione, rivedere le colline, le strade conosciute a memoria, fu come rientrare in un tempo senza fretta. Le case sembravano più basse, il cielo più vicino. Tutto era al suo posto, e in quel riconoscerlo c’era una pace che nessun albergo elegante poteva offrire.

A casa lo accolsero senza grandi parole.
Sua madre lo osservò come per assicurarsi che fosse davvero tornato intero. Lo zio fece un cenno del capo, il suo modo discreto di dire “bentornato”. Il fratello cresceva, e sua madre raccontava con orgoglio che a scuola andava bene. La zia lo abbracciò forte, come sempre.

Sedersi di nuovo a tavola con loro, ascoltare le voci, le storie del paese, le piccole notizie che aveva perso nei mesi lontano, lo fece sentire di nuovo parte di qualcosa che non aveva bisogno di spiegazioni.

Rivedere gli amici, camminare per le strade di sempre, fermarsi a parlare senza un motivo preciso, era come recuperare una versione più semplice di sé. Quella senza divise, clienti e orari. Solo tempo e persone che lo avevano visto crescere.

In quei giorni capì che, per quanto lontano potesse andare, il paese sarebbe rimasto il suo punto fermo. Non un luogo dove restare per sempre, forse, ma quello a cui tornare per ricordarsi chi era.

Eppure, anche lì, sentiva che qualcosa stava cambiando. Come se una parte del suo futuro stesse già guardando oltre quelle montagne.

La nuova direzione

Matteo non andò a Trento. Scelse di dirigersi direttamente al Sestriere, verso la nuova sfida che lo attendeva. Con Eleonora non ruppero del tutto i contatti. Ogni tanto si sentivano ancora, e in quelle telefonate riaffiorava, seppur più debole, il legame che li aveva uniti.

Si sarebbero rivisti solo nel novembre dell’anno successivo, nel 1972.

Intanto l’autunno scivolava via. Dopo la chiusura dell’Hermitage, il ritorno in paese era stato come respirare dopo mesi di apnea. La gente, gli amici, i parenti, i luoghi conosciuti da sempre gli avevano restituito un senso di appartenenza che nessuna esperienza poteva cancellare. La casa restava il porto sicuro, la radice profonda.

Eppure, dentro di lui, Matteo sapeva che il futuro lo stava già chiamando altrove. Pensava alle montagne del Piemonte, al grande albergo bianco che lo aspettava, ai saloni eleganti dove avrebbe imparato un nuovo modo di vivere il lavoro. Era un salto che faceva tremare le gambe, ma accendeva anche una luce nuova di entusiasmo.

Così si trovava sospeso tra due mondi: quello rassicurante delle origini e quello nuovo, incerto, che gli chiedeva coraggio e ambizione. Un equilibrio fragile, ma necessario per diventare davvero se stesso.

anni 60

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