“Agnone Città del Formaggio 2025”

La prima DOP molisana tra orgoglio, identità e le sfide dei borghi

Agnone, città con poco più di quattromila abitanti, è stata proclamata dall’ONAF “Città del Formaggio 2025”. Un riconoscimento che premia la sua secolare tradizione casearia e che diventa lo scenario di una novità storica: la nascita della prima Denominazione di Origine Protetta del Molise.

Dietro questo annuncio si intrecciano orgoglio identitario e opportunità economiche. Non è soltanto un’etichetta, ma un riscatto culturale: il segno che il Molise, terra spesso dimenticata, può trasformare la qualità in futuro.

Eppure Agnone resta un borgo. Certo, più grande rispetto ad altri, ma pur sempre un borgo con le stesse fragilità dei nostri centri abruzzesi confinanti: lo spopolamento che svuota le strade, i servizi che arrancano, la sanità che si riduce a numeri e non più a diritti.
E pensare che Agnone, per anni, ha avuto un ospedale fiore all’occhiello, punto di riferimento per l’intero Alto Molise e per molti comuni dell’Abruzzo interno. Un presidio che garantiva dignità e sicurezza, oggi ridimensionato da tagli e riorganizzazioni che hanno lasciato ferite profonde.

Il pensiero corre inevitabilmente ai borghi abruzzesi vicini: da Villa Santa Maria a Pizzoferrato, da Gamberale a Montenerodomo. Storie parallele, ferite simili, la stessa domanda sospesa sul futuro.
Ricordo bene quando insegnavo all’Istituto Alberghiero di Villa: molti studenti arrivavano proprio da Agnone, con la loro forza, i loro sogni e quell’identità di confine che univa due regioni in una stessa sfida.

E allora questa nuova DOP non è solo un marchio: è un segnale. Se i borghi sanno valorizzare ciò che hanno, possono tornare a contare. Il futuro non sta solo nei prodotti, ma nella capacità di ridare voce a chi vive in queste terre di confine.