
Capitolo 1 – I Carricini e l’antica città di Juvanum
“Un viaggio da intraprendere: non solo strade da percorrere,
ma radici da riscoprire.”
Introduzione
Ogni comunità ha le sue radici. Quelle di Montenerodomo affondano indietro nei secoli, ben oltre il Medioevo e la memoria recente.
Prima che esistesse il borgo, prima delle chiese e dei vicoli, prima ancora delle case in pietra che oggi vediamo abbarbicate sulla montagna, c’erano i Carricini: un popolo sannita, fiero e ostinato, che viveva tra le pendici della Maiella e le vallate del Sangro.
E fu da quelle radici, da quelle genti e da quei luoghi, che nacque Juvanum, l’antica città romana di cui restano ancora rovine suggestive, immerse nel verde e nel silenzio.
I Carricini: popolo della montagna

I Carricini erano parte del più vasto mondo dei Sanniti, guerrieri che Roma temette e rispettò per secoli.
Il loro territorio corrispondeva alla zona compresa tra la Maiella e il fiume Sangro. Vivevano in piccoli villaggi fortificati, spesso arroccati, da cui potevano controllare le vallate.
La loro vita era semplice e dura: pastorizia, coltivazione di cereali resistenti (farro, orzo, miglio), raccolta di erbe spontanee e allevamento di ovini.
La montagna era rifugio e madre. Dava pascoli, ma anche protezione. Era terreno difficile, ma perfetto per imparare la resistenza e l’adattamento.
Non è un caso se Roma, nelle guerre sannitiche, trovò nei popoli come i Carricini avversari coriacei, capaci di combattere non solo con le armi, ma con la conoscenza del territorio.
La conquista romana

“Con Roma arrivò la conquista, ma anche la trasformazione: i villaggi divennero città, senza cancellare ciò che erano stati.”
Nel III secolo a.C., Roma piegò i Sanniti. Anche i Carricini furono costretti ad accettare il dominio romano.
Eppure, quella sottomissione non significò scomparsa. Al contrario: la civiltà sannita e quella romana si fusero.
I Romani non cancellarono ciò che trovarono. Lo trasformarono.
Fu così che, sulle tracce dei villaggi sanniti, sorse Juvanum: una città destinata a diventare il cuore della vita civile e religiosa dei Carricini romanizzati.
Juvanum: la città nuova

Juvanum divenne un centro urbano strutturato. Le sue rovine, oggi visitabili, raccontano con chiarezza la grandezza di quel progetto: il foro, cuore della vita pubblica, le basiliche dedicate alla giustizia e alla politica, il teatro, segno di una comunità che viveva anche di cultura, e le terme, luogo di socialità e quotidianità..
Camminando tra quelle pietre si percepisce ancora oggi come Juvanum fosse una vera città, non un semplice villaggio umano..
La vita quotidiana

La vita a Juvanum univa tradizione e innovazione.
I campi continuavano a produrre cereali, ma l’agricoltura si arricchì delle tecniche romane. Si coltivava il farro, trasformato in pane scuro e compatto, cotto su pietre o in piccoli forni.
Quel pane era nutrimento essenziale: semplice, resistente, capace di durare giorni.
Il teatro e le terme indicano una comunità inserita nel mondo romano. I giovani imparavano il latino, mentre le famiglie continuavano a custodire la memoria sannita.
Il pane dei Carricini

“Un filo di farina attraversa i secoli: dal farro dei Carricini al pane delle case contadine.”
I Carricini conoscevano già la panificazione: focacce semplici, non lievitate, fatte con farine rustiche. Con i Romani, queste tradizioni si evolsero.
Il pane di Juvanum, simile al panis quadratus romano, divenne alimento base e simbolo di continuità.
Da allora fino al pane delle famiglie contadine, si può seguire un filo che lega passato e presente: un filo fatto di lavoro, terra e memoria.
Religione e identità

“Tra le pietre del tempio, la fede racconta l’incontro tra due mondi.”
Juvanum era anche un centro religioso. Il tempio principale, di cui restano imponenti tracce, era probabilmente dedicato a divinità romane.
Ma è plausibile immaginare un incontro tra culti: quelli ufficiali di Roma e quelli più antichi legati alla terra e alla montagna.
I Carricini, pur romanizzati, non persero la loro identità.
Declino e memoria

“Quando le città cadono, resta la memoria. E la memoria costruisce ciò che viene dopo.”
Come molte città dell’Appennino, anche Juvanum conobbe un lento declino.
Eppure il segno lasciato fu profondo.
Le pietre, le colonne, i resti sparsi nel paesaggio continuano a raccontare una storia.
Montenerodomo sorgerà più in alto, ma porterà con sé quell’eredità.
Conclusione

“Ogni paese ha una prima pagina. Per Montenerodomo, quella pagina si chiama Juvanum.”
Il viaggio nella storia di Montenerodomo inizia da qui.
Non furono i Carricini a fondare il borgo come lo conosciamo oggi, ma furono loro a dare identità a questo territorio.
Un filo invisibile lega Juvanum al presente:
le pietre antiche alle case, il pane di farro alle tavole contadine, la memoria sannita alla vita del paese.
Juvanum resta lì, silenziosa e imponente, come la prima pagina di una storia che continua.
E in quel silenzio antico continua a parlare a chi sa ascoltare.
