🚧 Fondovalle Sangro: sei chilometri, dieci anni

Dal boom economico al boom dei ritardi

Ennesimo sopralluogo sulla S.S. 652 Fondovalle Sangro.
Assessori regionali, direttori compartimentali di Anas, parlamentari, presidenti di provincia e sindaci: la passerella istituzionale è sempre la stessa. Discorsi solenni, applausi di rito, strette di mano. E, perché no, anche un pranzo conviviale per celebrare l’ennesima “tappa” di un’opera che sembra non finire mai.

Ma la realtà, al netto delle parole, è molto più dura dei comunicati ufficiali.


I numeri veri del cantiere

  • Lunghezza del lotto: 5,7 km tra Gamberale e Quadri.
  • Galleria naturale: 2.465 metri (ne restano 390 da scavare).
  • Viadotti: 5.
  • Costo complessivo: 178,8 milioni di euro, diventati 150,6 dopo il ribasso d’asta.
  • Avanzamento lavori: 67% (102 milioni già spesi).
  • Fine lavori prevista: 30 giugno 2027.

Tradotto in termini semplici: dieci anni per realizzare sei chilometri scarsi di strada.
In media: 1,5 metri al giorno.


Il confronto con il passato

E allora viene spontaneo fare un raffronto con l’Italia di ieri.
Tra il 1956 e il 1964, in soli otto anni, venne costruita l’Autostrada del Sole, collegando Milano a Napoli: 755 chilometri di asfalto, centinaia di viadotti, decine di gallerie scavate negli Appennini con mezzi rudimentali rispetto a oggi.

La media? 260 metri al giorno.

Dunque:

  • Anni ’60 → 260 metri al giorno, con pale e dinamite.
  • Anni 2020 → 1,5 metri al giorno, con escavatori moderni e TBM computerizzate.

Il paragone è impietoso: allora il Paese correva, oggi arranca.


Perché allora si correva e oggi no

Negli anni del boom economico:

  • c’era una volontà politica fortissima, perché l’Autostrada del Sole era il simbolo della modernità;
  • la regia era unica e centralizzata (Società Autostrade);
  • le procedure erano snelle, gli espropri rapidi, i vincoli ambientali quasi inesistenti;
  • il clima sociale era positivo: tutti vedevano nello sviluppo infrastrutturale un pezzo di futuro.

Oggi, invece:

  • domina una burocrazia soffocante fatta di autorizzazioni, ricorsi, soprintendenze, ministeri;
  • le competenze sono frammentate tra Regione, Comuni, Anas, Ministero, Corte dei Conti;
  • c’è la paura della corruzione, che moltiplica controlli e rallenta decisioni;
  • i finanziamenti arrivano a tranche, mai in un’unica soluzione;
  • la politica preferisce tagliare nastri e fare sopralluoghi, piuttosto che consegnare opere finite nei tempi.

La voce ufficiale

Durante il sopralluogo l’assessore regionale ai Trasporti, Umberto D’Annuntiis, ha dichiarato:

🗣 «Questa infrastruttura rappresenta un passo fondamentale per lo sviluppo della Val di Sangro e per tutto l’Abruzzo interno. È un’opera complessa, ma strategica, che stiamo seguendo con grande attenzione e che porterà benefici concreti alla sicurezza, alla mobilità e alla competitività del territorio».

Parole che fotografano bene l’intenzione, ma che si scontrano con i numeri.
Perché tra “opera complessa e strategica” e “1,5 metri al giorno” resta un abisso che nessuna dichiarazione può colmare.


La morale

Dal boom economico degli anni ’60 siamo passati al boom dei ritardi.
Allora l’Italia correva a 260 metri al giorno, oggi si trascina a 1,5.

Un Paese che un tempo sapeva scavare montagne oggi inciampa nella sua stessa burocrazia.
E così la Val di Sangro aspetta da dieci anni un collegamento degno di questo nome, mentre si moltiplicano sopralluoghi e promesse.

Forse non serve più un’altra Autostrada del Sole.
Ma almeno un’Italia che smetta di viaggiare a passo di lumaca, sì.

👉 Perché, ormai, la morale è semplice: più si va avanti, più si cammina piano.