Capitolo 45# Un addio e una nuova chiamata

Tra ricordi, amicizie e decisioni difficili, Matteo chiude la parentesi tedesca e guarda oltre la Manica.

Non trovare più Josephine fu una vera botta per Matteo. Tutto gli sembrava diverso: le stesse strade di Francoforte, i locali frequentati, persino la discoteca Le Turbillon dove lavorava non avevano più lo stesso sapore. Certo, c’erano ancora Sofia e Maria, Alfonso Morra lo spagnolo, Antonio e soprattutto Mutti, sempre pronta ad accoglierlo con un sorriso e un piatto caldo. Ma nel cuore Matteo sapeva che qualcosa stava cambiando.

Gli mancavano le lunghe chiacchierate in francese con Josephine. Lei gli ripeteva spesso che era portato per le lingue, e Matteo ne andava fiero: in effetti riusciva a discutere con scioltezza in francese, una lingua che gli era ormai diventata naturale quasi quanto l’italiano. La sua assenza gli pesava non solo come affetto, ma anche come stimolo quotidiano.

Fu in quel periodo che iniziò a pensare seriamente che la sua avventura tedesca stava per giungere al termine. Sentiva il bisogno di un nuovo inizio, di una nuova sfida. Così scrisse a casa e si fece mandare l’indirizzo di un paesano che lavorava nello stesso settore in Inghilterra.

Non c’erano ancora WhatsApp, e nemmeno cellulari: ogni contatto richiedeva tempo e pazienza. Per settimane non arrivò risposta, finché ai primi di dicembre Matteo ricevette una lettera con un indirizzo e un numero di telefono.

Non perse tempo: corse a telefonare. Dall’altro capo del filo rispose il paesano, di nome Nicola. Con tono amichevole gli spiegò che già da gennaio avrebbe potuto andare a Londra, a lavorare nell’hotel dove suo cugino era impiegato. Poi, con l’arrivo della stagione estiva, ci sarebbe stato il trasferimento a Newquay, in Cornovaglia, una delle mete turistiche più ambite del Regno Unito.

La stessa sera Matteo comunicò la sua decisione a Jurgen. Il barman non disse nulla: lo abbracciò forte e si limitò a sussurrargli che era giusto così, che ognuno doveva farsi la propria strada. Nei giorni seguenti toccò a Maria e Sofia, che ci rimasero male: ormai si erano affezionate a lui e lo consideravano quasi un fratello minore. Quando lo disse ad Antonio, l’amico rimase in silenzio a lungo: erano arrivati insieme, e ora si sarebbero separati.

Alfonso Morra, invece, gli sorrise con quel suo modo scanzonato: «Fai bene, ragazzo. L’inglese è fondamentale.» Quelle parole gli diedero forza, anche se dentro era confuso. Avvisò anche la scuola, con la consapevolezza che tutto sarebbe ricominciato daccapo, nuove regole, nuovi compagni, nuove sfide.

Non mancò di scrivere a Josephine, raccontandole la sua decisione. Lei gli rispose con sincerità: era contenta per lui, e gli fece tanti auguri. Quelle parole, semplici ma calorose, gli diedero un senso di pace: significava che anche lei, da lontano, lo sosteneva.

Intanto trascorse un Natale sereno, quasi sorprendente per l’atmosfera che riuscì a ritagliarsi nonostante l’incertezza. Festeggiò anche il Capodanno con gli amici rimasti, brindando a un futuro che sentiva ormai dietro l’angolo.

Così il 1974 si sarebbe aperto con una nuova avventura: l’Inghilterra lo attendeva, e Matteo era pronto a rispondere alla chiamata del destino.