Introduzione – Il canto del ritorno

Questa non è l’Odissea che conosciamo dai libri, non parla di Troia né di Itaca, né di regni da riconquistare o di troni da difendere.
Questa è l’Odissea di un Viaggiatore dei nostri tempi, che parte da un molo qualunque per compiere un ritorno diverso: non verso una città, ma verso una costa sospesa tra mare e memoria.
La sua meta non è un’isola lontana, ma la Costa dei Trabocchi: un lembo d’Abruzzo dove antiche palafitte di legno si protendono nell’acqua come mani tese al futuro. I trabocchi non sono fortezze né templi, ma ponti fragili, costruiti con corde, travi e speranza. Eppure, in quella fragilità, custodiscono la forza di un popolo, la fedeltà di chi non vuole spezzare il legame con la propria terra.
Chi parte verso i Trabocchi non cerca ricchezze né onori. Cerca piuttosto di mantenere una promessa: quella che lega ogni uomo alle proprie radici, quella che impedisce di sentirsi estranei nel mondo.
L’eroe moderno
Il Viaggiatore non indossa armature, non porta con sé armi scintillanti. La sua forza è diversa: nasce dalla memoria, dal desiderio di ritrovare ciò che sembra perduto.
In lui non c’è l’ambizione di conquistare terre, ma la volontà di ritrovare il filo che lo unisce a un passato semplice e forte.
I trabocchi, per lui, non sono solo macchine da pesca. Sono l’immagine di ciò che resiste al tempo: legno consunto, ma ancora in piedi; corde logorate, ma ancora tese; uomini che da generazioni calano reti con la stessa pazienza dei loro padri.
È questa la vera Itaca del Viaggiatore: non un regno da reclamare, ma un luogo che non ha mai smesso di chiamarlo.
Le prove del mare
Ogni Odissea ha i suoi ostacoli, e questa non fa eccezione.
Il Viaggiatore non incontrerà Ciclopi da accecare, né maghe pronte a trasformarlo in animale. Troverà invece insidie più sottili, ma non meno pericolose.
Ci sarà la fretta, che spinge a saltare tappe, a desiderare l’arrivo senza comprendere il viaggio.
Ci sarà la distrazione, fatta di voci, immagini, richiami che sembrano più allettanti del mare silenzioso.
Ci sarà l’oblio, il rischio di dimenticare la promessa iniziale, di smarrirsi inseguendo mete che non sono mai state le proprie.
Il mare non sarà solo un percorso, ma un giudice severo: cullerà e metterà alla prova, offrirà calma apparente e improvvise tempeste. Ogni onda sarà una domanda, ogni tempesta una sfida alla coerenza del Viaggiatore.
Un viaggio di memoria
Questa Odissea non racconta la conquista di terre, ma la riconquista della memoria.
Ogni capitolo è un passo verso un approdo che non brilla d’oro, ma di autenticità.
Non ci saranno palazzi d’avorio ad attendere il Viaggiatore, ma reti stese ad asciugare, travi sospese tra cielo e mare, mani callose che sanno di lavoro e di dignità.
Chi cerca i Trabocchi cerca la parte più vera di sé stesso. Non una gloria esteriore, ma una fedeltà interiore.
E forse proprio per questo il viaggio diventa epico: perché è facile combattere contro nemici visibili, più difficile è resistere alle tentazioni invisibili del tempo moderno.
Il senso dell’approdo
Alla fine, quando il Viaggiatore poserà piede sulla costa sospesa, non troverà un trono, ma un ponte.
Non un palazzo, ma una passerella di legno che scricchiola sotto i passi.
Eppure proprio lì riconoscerà il compimento del viaggio: perché la grandezza non sta nelle mura alte, ma nella fedeltà alle proprie radici.
Il ritorno ai Trabocchi sarà la prova che non tutte le promesse si dissolvono.
Che ci sono ancora luoghi capaci di parlare agli uomini, se gli uomini hanno il coraggio di ascoltare.
Che non è necessario conquistare il mondo per sentirsi a casa: basta ritrovare il proprio lembo di costa, fragile e possente insieme.
L’Odissea che continua
Questa storia è un’Odissea, ma non finisce con l’approdo.
Perché ogni ritorno apre nuove domande: cosa farne di ciò che si è ritrovato? Come custodire ciò che è stato salvato dal tempo?
Il Viaggiatore, raggiunti i Trabocchi, non smetterà di interrogarsi. Perché le vere Odissee non terminano in un punto preciso: continuano nella memoria di chi le vive, e nella voce di chi le racconta.
Così anche questa Odissea non si chiude, ma rimane aperta.
Invita chi ascolta a interrogarsi sul proprio approdo, sulla propria promessa.
Perché ognuno di noi ha una “Costa dei Trabocchi” verso cui tornare: un luogo della memoria, una radice da ritrovare, un legame da ricucire.
Conclusione
Questa è, dunque, la cornice del viaggio che leggerai.
Non troverai battaglie, ma scelte. Non troverai magie, ma fedeltà.
Il mare sarà lo stesso di Ulisse, ma la meta sarà diversa: non Itaca, ma la Costa dei Trabocchi.
Un ritorno fragile e ostinato, fatto di promesse, radici e memoria.
Un ritorno che parla di tutti noi, perché ognuno, prima o poi, deve affrontare la propria Odissea per ritrovare ciò che non vuole perdere.
E se le Muse ancora cantano, è per ricordarci che non serve conquistare regni per essere eroi.
A volte basta ritrovare un molo, una passerella di legno, un luogo che ci riconsegni a noi stessi.
