
Premessa
Nei giorni scorsi Andrea Pennacchi, nel suo monologo a Propaganda Live, ha richiamato con forza la necessità di essere “ora e sempre antifascisti”. È un richiamo importante, perché il fascismo ha lasciato ferite profonde nella nostra storia e ha segnato in modo drammatico la vita del Paese.
Eppure, un richiamo così, se presentato solo in chiave politica e di parte, rischia di diventare monco. Perché se la democrazia deve difendersi, non può farlo solo da un lato. Anche il comunismo, quando si è trasformato in regime, ha generato dittature, repressioni e campi di prigionia.
Fascismo: la lezione italiana
Il 2 agosto 1934 i generali tedeschi furono chiamati a giurare fedeltà personale a Hitler. Non allo Stato, non alla Costituzione, ma a un uomo. Quello fu il sigillo di un regime che già aveva instaurato il partito unico, censurato la stampa, promulgato le leggi razziali e trascinato l’Italia in guerra.
Oggi quel modello non esiste più, ma in Italia resistono nostalgie e simboli.
Il pericolo: normalizzare linguaggi che esaltano l’obbedienza cieca, l’uomo forte al comando, il nemico interno come strumento di coesione.
Comunismo: la lezione internazionale
In Italia il Partito Comunista non ha mai instaurato una dittatura, ma altrove il comunismo reale ha significato gulag, repressione del dissenso, culto del capo e cancellazione delle libertà individuali in nome di un’utopia.
Il pericolo: minimizzare o romanticizzare esperienze che hanno prodotto milioni di vittime, solo perché contrapposte al fascismo.
Il rischio di oggi
Oggi non siamo né nel 1922 né nel 1917. Il pericolo non è la copia carbone di fascismo o comunismo, ma nuove forme di autoritarismo:
- Leaderismi che svuotano i parlamenti.
- Propaganda che sostituisce il dibattito.
- Fedeltà personale che sostituisce le regole istituzionali.
La vera bussola
La democrazia non si difende con gli slogan, ma con strumenti concreti:
- Rispetto delle Costituzioni.
- Pesi e contrappesi istituzionali.
- Libertà di stampa e di pensiero.
- Cultura critica diffusa.
Essere “antifascisti” o “anticomunisti” ha senso solo se significa, in fondo, la stessa cosa: non accettare mai derive che riducono le libertà, da qualunque direzione arrivino.
Conclusione
Il fascismo è parte della nostra storia nazionale, il comunismo parte della storia mondiale. Entrambi hanno mostrato quanto sia fragile la libertà quando si cede al mito dell’uomo forte o dell’ideologia assoluta.
Essere super partes oggi significa dirlo con chiarezza: la democrazia non si difende da un solo lato, ma da entrambi.
✍️ Il Sognatore Lento