
— Pensieri Scomposti
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Ovvero come si diventa “autorevoli” con lo champagne del giorno dopo
Ci sono capitani che affrontano le tempeste, e ci sono portavoce che affondano da sole, armate soltanto di tastiera e troppa fretta di stappare una bottiglia.
Maria Elena Delia, presentata come portavoce di una “flottiglia per la pace”, è riuscita a trasformare la sua missione in una barzelletta di Capodanno. Non per colpa di un naufragio o di una tempesta, ma per una frase scritta su Facebook che ha fatto il giro dei giornali:
«Scenderò in strada con champagne, trombetta e coriandoli.»
No, non era la cronaca di una festa in piazza. Era il giorno del funerale di Silvio Berlusconi.
E così, mentre il Paese era diviso tra lutto, indifferenza o riflessione critica su un personaggio controverso, lei sceglieva la scorciatoia più rumorosa: trasformare una morte in occasione di carnevale.
Amare o odiare un politico è legittimo. Criticarne l’operato è sacrosanto. Ma sventolare coriandoli sopra un feretro significa soltanto una cosa: autoaffondare la propria credibilità. Perché chi invoca giustizia e pace non può brindare alla morte senza contraddirsi.
Il risultato? Una flottiglia che si voleva simbolo di umanità si ritrova ribattezzata:
la “flottiglia della coerenza”, affondata da una trombetta.
Conclusione satirica
E chissà, forse un giorno vedremo davvero il Paese fermarsi per lei.
Fabbriche chiuse, scuole in sciopero, autobus fermi: non per i salari, non per la sanità, ma per difendere il sacrosanto diritto di festeggiare la morte di qualcuno con trombetta e coriandoli.
Lo slogan sarà semplice: “Coerenza per Delia!”
E noi, in fila davanti alle stazioni, ci chiederemo se il treno della logica sia già partito… o se sia semplicemente deragliato.
Nota di realtà
Il riferimento è a Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla.
Il giorno dei funerali di Silvio Berlusconi, Delia pubblicò su Facebook un post con la frase «scenderò in strada con champagne, trombetta e coriandoli», criticando anche il lutto nazionale.
Le sue parole furono riportate da diversi quotidiani italiani, tra cui Il Giornale e Il Digitale. Anche la testata Esperia Italia, attraverso un’inchiesta del direttore Gino Zavalani, ha ricordato quell’episodio, definendolo “vergognoso” e indicativo dell’ipocrisia di chi invoca la pace solo a giorni alterni.