
Quando la Palestina trova la pace, la sinistra perde la sua bandiera e scopre l’incubo peggiore: parlare di lavoro vero.
Niente più cortei con kefiah e bandiere, niente più slogan facili da stampare sui cartelloni.
Immaginate la scena:
- Nei centri sociali scatterà il panico. “Compagni, ci hanno rubato il conflitto! Ora come facciamo a sembrare impegnati?”.
- I talk show resteranno senza ospiti: i soliti opinionisti dovranno improvvisare litigi su chi ha inventato prima il cous cous.
- Nei festival dell’Unità sarà dura: al posto dei dibattiti “Israele vs Palestina” dovranno invitare un climatologo che spiega il riscaldamento globale con le diapositive.
Alcuni già studiano alternative:
- “Giù le mani dal Venezuela” potrebbe tornare di moda, ma Maduro non tira più come una volta.
- Qualcuno propone il Tibet, ma lì la Cina non gradisce e rischi di perdere lo sponsor per le magliette.
- Altri sognano la rivoluzione green, ma è meno fotogenica: non puoi sventolare un pannello solare in piazza.
E così la sinistra, privata della Palestina, sarà costretta a guardarsi dentro.
Il vero rischio? Che si accorga di non avere più nemmeno un nemico da usare come specchio.
Alla fine, per sentirsi di nuovo dalla parte giusta della storia, si limiterà a litigare su quale aperitivo solidale sia più etico: spritz col biologico o birra artigianale antifascista. 🍹🌱