L’amore è davvero il sentimento più alto?

Tra mito, realtà e fragilità umana

Da secoli l’amore viene celebrato come il sentimento supremo, quello che muove il mondo, che ispira poeti, artisti, filosofi. Omero cantava l’amore eroico, Dante lo sublimava in Beatrice, i romanzieri moderni lo inseguono tra passioni e disincanti. Non c’è cultura che non abbia innalzato l’amore a ideale, simbolo di bellezza, forza, perfezione.

Ma siamo sicuri che sia davvero così?

L’amore che eleva

Quando l’amore è autentico, diventa apertura verso l’altro. È cura, empatia, capacità di ascolto e dono gratuito. In questo senso sì, è forse il sentimento più alto: ci fa uscire da noi stessi, ci mette in relazione, ci rende capaci di vedere l’altro come parte di noi senza annullarlo.
È l’amore che trasforma: quello di una madre, di un padre, di chi sceglie di restare accanto nonostante tutto, di chi rinuncia a qualcosa di sé per il bene dell’altro. È un sentimento che ci avvicina al divino, o almeno alla parte più luminosa dell’umano.

L’amore che ferisce

Eppure, l’amore non è solo elevazione. Spesso si traveste: diventa possesso, gelosia, bisogno di controllo, paura di perdere. In questi casi non libera, ma imprigiona. È allora che ci accorgiamo che non basta chiamare “amore” un legame perché esso sia davvero tale.
Un amore che toglie dignità, che fa male, che diventa dipendenza o ossessione, non è sentimento alto: è fragilità mascherata da passione.

L’amore come specchio

Forse la domanda non è se l’amore sia il sentimento più alto in assoluto, ma quale amore scegliamo di vivere. L’amore autentico ci eleva, quello malato ci abbatte. È uno specchio che riflette ciò che siamo e ciò che ancora ci manca.
In fondo, l’amore non è una certezza assoluta: è un cammino. E in quel cammino, tra cadute e slanci, può insegnarci più di qualsiasi altra esperienza.


👉 E tu, come lo vedi?
L’amore è davvero il sentimento più alto, o è solo un mito che ci raccontiamo da secoli?