
Jim teneva la mappa tra le mani come si tiene qualcosa che non si vuole rompere e che, allo stesso tempo, non si riesce a smettere di guardare.
La carta era ruvida, piena di pieghe e piccole crepe, come se avesse viaggiato per anni in tasche di pirati, dentro barili di legno, o nascosta sotto vele gonfiate dal vento. Gli angoli erano un po’ morsicati dal tempo, e c’erano macchie sparse che sembravano gocce di mare trasformate in ricordi.
Jim la accarezzò con il pollice, piano.
«È davvero… una mappa del tesoro?» chiese, con gli occhi grandi come due

lune piene.
Capitan Long John gonfiò il petto come fanno i galli al mattino, ma con molta più vanità.
«Altroché se lo è!» proclamò. «E non una mappa qualunque! Questa è la mappa dell’Isola-Luna, il luogo più misterioso dei sette mari.
Molti l’hanno cercata… ma pochissimi hanno avuto il coraggio di seguirla fino in fondo.»
Jim abbassò lo sguardo sulla X rossa, gigante, al centro del foglio.
Sembrava quasi vivere, pulsare, respirare.
Era come se gli dicesse:
“Eccomi. Vieni. Ti stavo aspettando.”
La mamma di Jim, che osservava a distanza ma senza perdere una sillaba, si avvicinò pulendosi le mani nel grembiule. Il profumo di pane caldo che si portava dietro rendeva tutto ancora più dolce.
«Che storia è questa?» chiese, cercando di sembrare pratica, ma con il sorriso che la tradiva. «Una mappa? Un’isola che non esiste sulle carte?»
Long John agitò le ali con un fruscio potente.
«Esiste eccome! Solo che non appare se la cerchi da grande. Le isole magiche hanno le loro regole… e l’Isola-Luna si mostra soltanto a chi ha ancora un po’ di meraviglia negli occhi.»

La mamma guardò Jim.
E vide quella meraviglia.
Una meraviglia fresca come le onde del mattino, profonda come il mare d’inverno.
Negli occhi di Jim c’era un mondo che voleva crescere.
«Fammi vedere meglio» disse lei, con curiosità sincera.
Jim le passò la mappa, e lei la aprì sul tavolo della locanda.
Le fiammelle della lanterna tremolarono, come se anche loro volessero guardare.
Ora i disegni si vedevano davvero bene:
un semicerchio perfetto – la baia dell’isola –
una foresta di alberi altissimi disegnati come frecce puntate al cielo,
un sentiero che serpeggiava dolce, come un serpente che dorme,
e alla fine di tutto… la grande X.
«Ma come si arriva fin lì?» domandò Jim, incantato.
Long John fece uno schiocco secco con il becco.
«Semplice! Si prende il mare! Con il Veliero Vento Blu, la nave più simpatica che tu abbia mai visto! Canta quando c’è vento buono, ondeggia quando è

felice, e si raddrizza da sola quando decide che bisogna essere coraggiosi!»
Jim sgranò gli occhi.
Una nave che cantava…
Una nave che aveva un carattere…
Una nave che pareva viva.
Era già un’avventura dentro l’avventura.
«Ma… mamma?» mormorò Jim, stringendo la mappa come se gli stesse per scivolare via. «Posso davvero partire?»
La mamma lo guardò, con quegli occhi che solo le mamme hanno: pieni di amore, pieni di timore, ma soprattutto pieni di fiducia.
C’era un pizzico di quella paura buona che i grandi sentono quando i piccoli crescono di un passo, di un respiro, di un sogno.
Poi sorrise.
Un sorriso che illuminò la stanza più della lanterna.
«Se è una voce di avventura a chiamarti… allora devi andare.»
Gli mise una mano sulla spalla.
«Ma promettimi che tornerai.»

Jim annuì.
Forte.
Serio.
Deciso.
Non avrebbe mai dimenticato il mare del suo porto, gli alberi piegati dal vento, i fichi d’india raccolti in estate.
Sarebbe tornato. Più grande, forse. O semplicemente più felice.
Long John sbatté le ali tre volte, spostando persino un po’ di farina dal tavolo.
«Allora è deciso! Domani all’alba… si salpa!

Tu, Jim, sarai l’esploratore che guiderà l’impresa!»
Jim inspirò profondamente.
Il cuore gli correva davanti, come un veliero minuscolo già lanciato verso l’orizzonte.
La mappa, tra le sue mani, era viva.
La X rossa brillò alla luce tremolante della lanterna.
Per un attimo, parve muoversi.
E in quella stanza profumata di pane e mare, qualcosa di dolce e invisibile tessé un filo tra Jim e l’avventura.
Un filo che nessun vento avrebbe mai potuto spezzare.
Era il segno che l’avventura…
…stava finalmente per cominciare davvero.
(di Il Sognatore Lento)

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