🌙 Capitolo 2 – La ragazza dal braccialetto blu

La seconda campanella suonò come un colpo di tamburo.
Gli studenti della 1ª B si misero in fila per andare in palestra: prima ora di motoria.
Luna seguiva il gruppo, cercando di non perdere di vista Sara, che camminava avanti chiacchierando con un’altra ragazza.

La palestra era enorme, con le pareti color salmone e un odore di gomma e sudore che non lasciava scampo.
Il professore, un uomo alto con i fischietti al collo, fece l’appello e poi annunciò:

«Oggi iniziamo con un semplice test: corsa a coppie. Niente paura, serve solo per capire da dove partiamo!»

“Serve solo per capire”.
Luna già sentiva il cuore picchiare duro contro il petto.
Correre in coppia significava che qualcuno avrebbe dovuto far coppia con lei.

Chi?

Sara si voltò subito.
«Luna, vieni con me?»

Era così semplice per lei.
Dire le cose, chiederle, aprire porte.

«Certo» rispose Luna, e nel dirlo sentì che un sorriso vero le stava spuntando da dentro.


Il braccialetto

Si misero una accanto all’altra sulla linea di partenza.
Luna notò il braccialetto blu di Sara: un intreccio di perline e un piccolo charm a forma di stella.

«È bellissimo» mormorò.

Sara abbassò lo sguardo sul polso.
«Me l’ha fatto mia nonna. Dice che aiuta a non sentirsi soli… anche quando lo si è.»

Si era accesa un’ombra negli occhi di Sara… veloce, ma Luna la vide.
Prima che potesse dire qualcosa, il fischio partì.

«Via!»


La corsa

Luna provò a correre, ma le gambe si fecero di gomma.
La paura la frenava: paura di cadere, di correre male, di essere lenta, di far aspettare l’altra.

Sara invece andava spedita, senza esagerare, ma senza fermarsi.
Dopo pochi metri si accorse del ritmo spezzato di Luna e rallentò.

«Hey… va tutto bene» disse dolce. «Non dobbiamo essere le prime.»

«Mi dispiace» ansimò Luna. «Io… non sono brava a correre.»

«Non fa niente. Corriamo al nostro ritmo.»

Nostro.

Quella parola era un balsamo.

Luna respirò più forte, provò di nuovo.
E per un attimo… le sembrò di sentire come una corrente calda nell’aria, che la spingeva avanti dolcemente, quasi incoraggiante.
Sara non sembrava notarla, ma il braccialetto sul suo polso brillò per un istante.

Finirono la corsa tra le ultime, ma insieme.


Uno sguardo di troppo

Mentre si riposavano, Luna alzò la testa e incrociò lo sguardo di Chiara — la ragazza con la coda perfetta.

Chiara non parlò, ma i suoi occhi erano una frase chiara:
Che ci fa quella con te?

Sara però non se ne accorse.
O forse sì, ma scelse di non farci caso.


Uno strano peso nella tasca

Quando la lezione finì e Luna si rimise la felpa, sentì un qualcosa premere nella tasca.
Era il suo quaderno.

Ma non l’ho messo io qui…

Lo tirò fuori e vide una pagina piegata da un angolo, come se volesse farsi notare.

Luna ingoiò a secco.
Aprì.

Le parole apparvero chiare, in una calligrafia elegante che non era la sua:

I veri legami nascono nella fatica,
non nelle risate facili.

Il cuore le mancò un battito.

«Tutto ok?» chiese Sara, sistemandosi lo zaino.

Luna chiuse di scatto il quaderno, più forte del dovuto.
«Sì, sì… tutto bene!»

Non era vero.
Non era affatto vero.


L’ora di pranzo e lo sguardo sospeso

In mensa, Luna e Sara trovarono posto a un tavolo vicino alle finestre.
La luce entrava morbida, e per un istante Luna cercò di rilassarsi.

«Pensi di iscriverti a qualche attività pomeridiana?» chiese Sara tra un boccone e l’altro.

«Mi piacerebbe… forse qualcosa con il disegno.»

«Davvero?! Io invece faccio teatro! Magari… potresti provarlo anche tu.»

Luna arrossì. Teatro.
Esporsi davanti a tutti?
Le sembrava impossibile.

Ma Sara le sorrideva come se fosse possibile eccome.

Luna stava per rispondere quando — di nuovo —
vide la luce.

Alle spalle di Sara, nella finestra, una piccola scintilla argentea si era accesa, vibrando come se avesse un respiro.

Non un riflesso.
Non un caso.

Era tornata.

Quella presenza, qualunque fosse.

Luna trattenne il fiato.
La luce si mosse lentamente, sottile come un filo, e poi… entrò nel braccialetto di Sara, scomparendo in un lampo appena visibile.

Il charm a forma di stella oscillò da solo, senza che Sara muovesse la mano.

Luna spalancò gli occhi.
Sara non si accorse di nulla.


Tre domande

Per la prima volta, Luna si rese conto che forse non era l’unica collegata a quella stranezza.

E allora, dentro di lei si accesero tre domande:

  1. Chi vuole comunicare con me?
  2. Cosa c’entra Sara in tutto questo?
  3. Perché proprio noi due?

Le domande più difficili, di solito, non hanno paura ad arrivare per prime.
Luna, invece, aveva paura eccome.
Ma non era sola.

E quello, forse, cambiava tutto.


Il Sognatore lento


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