📰 Cara Littizzetto, la scuola non è un palcoscenico

La comica punge il ministro con ironia, ma dimentica il punto centrale: in Italia l’educazione sessuale non esiste. Nessun programma, nessuna figura professionale, nessuna struttura. Prima di bacchettare chi “non fa”, bisognerebbe chiedere alla politica — tutta — perché per decenni non l’ha mai creata.

Quando la scuola deve ascoltare lezioni… da chi la scuola non l’ha mai vista.

Luciana Littizzetto sa benissimo come far ridere.
La sua letterina al ministro Valditara è costruita con mestiere: frecciate, soprannomi, scenette, “Valditarzan”, “Maria io esco”, Tina Cipollari e Gemma Galgani tirate in ballo come se il Parlamento fosse lo studio di Uomini e Donne.
Un repertorio perfetto per il pubblico della domenica sera.

Ma quando la satira prova a trasformarsi in predica, succede sempre la stessa cosa: scivola nel moralismo da salotto, quello che diverte ma non spiega nulla di ciò che accade davvero nelle scuole.

E la realtà, purtroppo, è molto più semplice della gag:

👉 in Italia l’educazione sessuale non esiste.
Non c’è un programma nazionale.
Non c’è un docente formato.
Non c’è una figura professionale riconosciuta.
Non c’è un percorso ufficiale obbligatorio.
Non c’è nulla.

E allora, cara Luciana, contro chi stai sparando?
Contro chi non insegna una materia che lo Stato non ha mai neppure istituito?


🎯 1. Una letterina brillante, ma rivolta al bersaglio sbagliato

Littizzetto sostiene—e non sbaglia—che l’educazione sessuale non dovrebbe dipendere dal consenso dei genitori.
Giustissimo.

Ma manca la domanda centrale:

👉 chi dovrebbe insegnarla?

Perché oggi, in Italia:

  • non esiste un percorso universitario dedicato;
  • non esiste una figura professionale;
  • non esiste un programma ministeriale;
  • non esiste un’ora assegnata;
  • non esiste una formazione obbligatoria.

Un vuoto che non nasce oggi: è il frutto di decenni di rimozione.


🎯 2. La satira vola, la scuola intanto arranca

Littizzetto parla di rispetto, consenso, prevenzione, ormoni impazziti, malattie sessualmente trasmissibili.
Tutto giustissimo.

Poi però torna alla scenetta televisiva: la Camera diventa uno studio, Valditara diventa Tarzan, e Tina e Gemma—icone delle liti urlate—entrano come metafore politiche.

La battuta funziona.
La realtà no.

Perché oggi nelle scuole italiane succede questo:

  • in una classe entra un professionista serio;
  • in un’altra un volontario improvvisato;
  • in molte nessuno.

È la lotteria dell’educazione, non una politica pubblica.


🎯 3. Genitori sì? Genitori no? La domanda vera è un’altra

Dire che la scuola non deve dipendere dal consenso dei genitori è corretto.
Ma la parte che nella letterina non c’è è questa:

👉 se si chiede il consenso, è perché non esiste un percorso ufficiale riconosciuto dallo Stato.

Non è colpa dei presidi.
Non è colpa dei professori.
Non è colpa delle famiglie.
È colpa della politica, che ha lasciato questo vuoto per anni e anni.


🎯 4. La verità che la Littizzetto evita accuratamente

La satira è coraggiosa quando morde tutti.
È comoda quando morde sempre gli stessi.

E qui sta il nodo:

👉 l’Italia è uno dei pochi Paesi europei senza una figura professionale dedicata all’educazione sessuale e affettiva.

In Francia, Spagna, Germania esiste.
Da noi no.

E allora, prima di bacchettare chi “non fa”,
forse la Littizzetto dovrebbe rivolgere la domanda anche ai suoi fan, ai suoi riferimenti culturali e politici.
Perché anche loro hanno governato per anni,
e in tutto quel tempo la materia non è mai stata creata.


📌 Morale finale (amara, satirica e meritata)

La letterina della Littizzetto fa sorridere, certo.
Ma alla fine resta la solita lezioncina da radical chic: impeccabile nei principi, vaghissima nei contenuti.

La versione “noi siamo la parte moderna del Paese”,
magari pronunciata mentre si sorseggia uno champagne da mille euro a bottiglia,
spiegando agli insegnanti—che la scuola la vivono davvero—
come dovrebbero fare il loro lavoro.

Nel frattempo la scuola resta senza:

  • programmi,
  • figure,
  • competenze,
  • e una struttura ufficiale per l’educazione sessuale.

Prima di discutere di chi deve dare il consenso,
forse dovremmo chiederci perché il problema non è chi autorizza,
ma chi dovrebbe insegnare una materia che non esiste.

Finché non verrà creata davvero,
l’unico consenso utile è questo:

👉 prendere sul serio i ragazzi, prima di prendere sul serio i monologhi televisivi.


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