
Goya come avvertimento politico
Goya non parlava di governi.
Parlava di qualcosa di più pericoloso:
una società che smette di pensare.
L’incisione di Francisco Goya non nasce come denuncia di un regime, di un partito o di un potere preciso. Nasce come avvertimento. E gli avvertimenti veri non scadono. Restano. Tornano. Si ripresentano ogni volta che la ragione viene messa a dormire in nome della comodità, della paura o del consenso.
La politica, in questo quadro, non è l’origine del problema.
È il luogo in cui quel sonno diventa potere.
Quando la politica smette di pensare
La politica contemporanea non è povera di parole. È povera di pensiero.
Produce slogan invece di argomenti, reazioni invece di decisioni, narrazioni invece di soluzioni. La complessità viene trattata come un fastidio, la competenza come un sospetto, il dubbio come una colpa.
Non si chiede più di capire, ma di schierarsi.
Non di riflettere, ma di aderire.
In questo spazio impoverito, la ragione non viene censurata. Viene semplicemente resa inutile.
Il consenso come anestesia
Il consenso è diventato l’obiettivo unico, e per ottenerlo ogni mezzo è lecito purché rapido. La paura è più efficace dell’analisi. L’indignazione è più redditizia della spiegazione. L’emergenza permanente sostituisce il governo del tempo lungo.
Si governa il presente minuto per minuto, ma non si governa il futuro.
Si parla sempre, si decide raramente.
Così la politica non guida la società: la segue nel suo sonno.
I mostri della normalità
I mostri evocati da Goya non hanno più ali o artigli. Sono educati, riconoscibili, spesso applauditi. Sono:
- la semplificazione elevata a virtù
- il leader che promette di togliere il peso di pensare
- l’opposizione che urla perché proporre costa fatica
- il cittadino ridotto a pubblico
Non distruggono con la violenza, ma con l’abitudine.
Non impongono: normalizzano.
La responsabilità che non piace
Attribuire tutto ai politici è rassicurante. Ma è incompleto.
Quel sonno è anche nostro, ogni volta che preferiamo una risposta semplice a una domanda vera, ogni volta che difendiamo una posizione come fosse un’identità, ogni volta che scambiamo la velocità per chiarezza.
La politica non fa altro che amministrare questo clima.
Il potere cresce dove il pensiero arretra.
Perché Goya parla ancora
Goya non chiede di scegliere una parte.
Chiede di restare svegli.
Ci ricorda che la ragione non è un lusso per tempi tranquilli, ma una necessità nei tempi confusi. Che il pensiero critico non è élitario, ma faticoso. E che proprio per questo viene spesso abbandonato.
Chiusura
Il sonno della ragione non produce solo mostri.
Produce potere senza pensiero.
E quando la politica smette di ragionare, non diventa più forte.
Diventa solo più pericolosa.

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