
C’è un modo di fare politica che non ha bisogno di soluzioni, ma di scenografie.
Tende montate in fretta, parole giuste al momento giusto, fotografie pensate più per essere condivise che per essere utili.
Il problema non è partire.
Il problema è partire senza ascoltare, arrivare senza capire, parlare senza restare.
In certi viaggi l’acqua non è una priorità.
Conta di più l’applauso, lo sguardo della telecamera, la frase che suona bene una volta tornati a casa.
La distanza tra i problemi reali e il racconto che se ne fa diventa allora enorme.
E in mezzo restano sempre gli stessi: quelli che non cercano consenso, ma risposte.
La satira serve a questo.
A ricordare che non tutto ciò che è “giusto” a parole lo è anche nei fatti.
Il Sognatore Lento
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