Storia di un futuro prossimo

C’era una volta la Val di Sangro che produceva automobili.
Non per hobby, non per folklore: per lavoro.
Si coltivava il Ducato.
A filari ordinati, turni scanditi, famiglie intere che sapevano quando entravano e, più o meno, quando uscivano.
Non era il paradiso, ma era una certezza.
Poi, come succede sempre, qualcuno ha deciso che le certezze costano troppo.
La SEVEL non chiude.
No, chiudere è una parola brutta, crea allarme, fa sembrare le cose definitive.
Qui si ridimensiona, si ristruttura, si ripensa.
Verbi morbidi, che però producono effetti durissimi: meno lavoro, meno salario, meno futuro.
E così la Val di Sangro si reinventa.
Dalla catena di montaggio al filare
Prima si montavano portiere.
Ora si piantano pesche.
Non con la zappa, però.
Sarebbe troppo semplice, troppo coerente.
Le pesche si piantano con i perforatori, perché l’industria non muore mai del tutto: cambia solo utensili.
È la nuova agricoltura evoluta.
Meccanizzata.
Improvvisata.
D’altronde, se per anni hai stretto bulloni, qualcosa devi pur stringere.
E allora stringi la terra.
La riconversione spiegata bene
La riconversione funziona così:
- L’industria se ne va
- Il territorio ringrazia
- La politica sorride
- La gente si arrangia
Tutti soddisfatti.
Sulla carta.
Peccato che una pesca non paga un mutuo, non copre una cassa integrazione, non sostituisce un indotto fatto di officine, trasporti, servizi, scuole piene e bar aperti.
Ma vuoi mettere la bellezza del ritorno alla natura?
Fa curriculum.
Sta bene nei convegni.
Piace molto a chi non deve viverci.
Il progresso, quello vero
Ci dicono che è progresso.
Che l’industria è vecchia.
Che bisogna guardare avanti.
E infatti guardiamo avanti:
vediamo campi dove prima c’erano stipendi,
filari dove prima c’erano turni,
silenzio dove prima c’era rumore di lavoro.
È un progresso strano:
va sempre avanti, ma lascia indietro le persone.
Epilogo agricolo-industriale
La Val di Sangro non è tornata indietro.
È stata lasciata lì, a metà.
Con un perforatore in mano
e una pesca nell’altra.
Non è satira.
È solo realtà, raccontata con un sorriso storto.
✍️ Il Sognatore Lento
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