N’arretròve la machine…

C’è una vignetta che non ha bisogno di spiegazioni.
Due uomini, una strada dissestata, una testa infilata dentro una buca.

«Cumbà, che sti’ ffa’?»
«N’arretròve la machine…»

Fa sorridere, certo.
Ma è una risata che dura poco.

Perché in Italia – e in Abruzzo più che altrove – le buche non sono più solo un problema di asfalto.
Sono il simbolo di un’abitudine: ci siamo talmente adattati al degrado da cercarci dentro anche ciò che abbiamo perso.

Non solo le macchine.
Abbiamo perso tempo, sicurezza, dignità, servizi.
E invece di pretendere strade normali, impariamo a schivarle.
Invece di pretendere manutenzione, impariamo a convivere con l’assurdo.

La satira funziona quando esagera.
Qui, purtroppo, esagera pochissimo.

Perché quando una vignetta sembra realistica,
il problema non è il disegno.
È la strada.

✍️ Il Sognatore Lento