Timballino di maccheroncini alla siciliana

Racconto di un primo piatto che conosce l’attesa

Ci sono piatti che non nascono per essere serviti subito.
Nascono per ripensarci.
Per aspettare il momento giusto.

Il timballino è uno di questi.
Non ama la fretta,
non sopporta mani impazienti.
Vuole essere composto, lasciato riposare,
poi riportato al calore,
come certi ricordi che tornano migliori di come erano partiti.


Gli ingredienti (per 10 piccoli racconti)

  • 600 g di maccheroncini
  • 800 g di salsa alla siciliana
  • 300 g di besciamella
  • 80 g di Grana Padano grattugiato
  • Burro spray q.b.
  • Pan grattato q.b.
  • 10 stampini per timballi

Il gesto

Gli stampi vanno preparati prima di tutto.
Una spruzzata leggera di burro,
poi il pan grattato che si attacca alle pareti
come una promessa:
non ti lascerò attaccare.

I maccheroncini si cuociono al dente,
perché il loro viaggio non finisce nell’acqua.
Devono ancora attraversare il forno,
e resistere.

Quando sono caldi,
li si unisce alla besciamella,
a una parte della salsa alla siciliana,
al Grana grattugiato.
Si mescola piano,
senza rompere nulla.
Qui non si amalgama:
si mettono d’accordo gli ingredienti.

La pasta viene poi accolta negli stampi,
pressata il giusto,
senza violenza.
Il timballino deve stare in piedi da solo.

Poi arriva l’attesa.
L’abbattimento positivo, a +3 °C,
serve a fermare il tempo,
a dare forma alla memoria del piatto.

Quando è il momento,
il forno a 180 °C lo richiama alla vita.
Dieci minuti bastano.
Non per cuocerlo,
ma per scaldarlo di nuovo.


Il finale

Il timballino si sforma al centro del piatto,
in piedi,
orgoglioso.

Sopra, la salsa alla siciliana calda
scende lenta,
nappa,
abbraccia.

È un piatto che parla di casa,
ma con le buone maniere.
Di tradizione,
ma senza nostalgia.

Un primo che non chiede applausi,
solo silenzio al primo boccone.

Il Sognatore Lento


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