Non è la stella che fa il piatto.È il piatto che smaschera la stella.

Perché il caso La Coldana di Lodi dice qualcosa di profondo sull’Italia e sulla sua cucina

Da sempre sono stato critico verso il sistema Michelin.
Non per spirito di contraddizione, ma per coerenza culturale.

In altri Paesi la Stella ha avuto una funzione quasi salvifica: ha portato rigore, tecnica, organizzazione, professionalità in cucine che prima vivevano di improvvisazione.
Ma in Italia no.
In Italia il cibo non è mai stato un’illusione ottica.
Non è mai stato una costruzione concettuale.
È sempre stato sapore, memoria, materia prima, gesto umano.

Qui non si mangia per stupirsi.
Si mangia per riconoscere.

Per questo, quando negli anni ho visto la Michelin entrare sempre più pesantemente nella ristorazione italiana, ho provato una sensazione strana:
come se qualcuno stesse tentando di insegnare a una civiltà millenaria come si deve respirare.

E oggi, con la scelta del ristorante La Coldana di Lodi di non inseguire più la Stella, quella sensazione trova finalmente una voce.

Non è una ribellione.
È una presa di coscienza.


La Stella che pesa più del piatto

Il ristorante La Coldana non ha “restituito” tecnicamente la Stella — non si può — ma ha fatto qualcosa di più radicale:
ha deciso di non giocare più a quel gioco.

Dopo tre anni di Stella Michelin, i titolari hanno capito una cosa che in molti pensano ma pochi osano dire:

Per mantenere una Stella non devi cucinare meglio.
Devi cucinare diverso.

Devi entrare in una grammatica fatta di:

  • piatti costruiti per stupire,
  • tensione costante,
  • servizio teatralizzato,
  • porzioni calibrate più sull’estetica che sull’istinto.

È una cucina che spesso parla agli ispettori prima che ai clienti.

E questo, in Italia, crea una frattura.


La cucina italiana non nasce in laboratorio

La nostra cucina non nasce da una tavola di progettazione.
Nasce da una tavola di legno.

Nasce da:

  • una nonna che assaggia il sugo,
  • un pescatore che sceglie il pesce,
  • un oste che conosce i suoi clienti per nome,
  • un vignaiolo che sa cosa succederà in bottiglia prima ancora di imbottigliare.

In Italia la cucina non è un’idea.
È una continuità umana.

La Michelin, invece, ha portato un altro paradigma:
la cucina come performance.
Il piatto come messaggio.
Il ristorante come palcoscenico.

Bellissimo.
Ma non è il nostro DNA.


La Coldana ha fatto quello che molti pensano

Quando La Coldana dice:

“Torniamo a una cucina fatta per le persone”

sta dicendo una cosa molto semplice e molto rivoluzionaria:

basta cucinare per il giudizio, torniamo a cucinare per il piacere.

Significa:

  • piatti che non chiedono di essere spiegati,
  • sapori che non devono essere decodificati,
  • un servizio che non mette in soggezione,
  • un conto che non sembra una prova di status sociale.

In altre parole: ospitalità vera.


Non è un passo indietro. È un ritorno avanti.

Molti diranno:
“Ma così si abbassa il livello.”

No.
Si cambia direzione.

Perché in Italia il livello non lo fa la tecnica.
Lo fa la qualità della materia prima e la verità del gesto.

Un piatto può essere semplice e profondissimo.
Un piatto può essere elementare e memorabile.

La cucina italiana è una lingua madre.
La Michelin è una lingua straniera imparata bene.
Ma nessuna lingua straniera può sostituire quella in cui sogni.


Forse non avevo torto

Quando per anni ho detto che il modello Michelin non si sposa con la nostra cultura gastronomica, qualcuno mi guardava come un nostalgico.

Oggi sempre più ristoranti, chef e clienti cominciano a sentire quello che La Coldana ha avuto il coraggio di dire ad alta voce:

l’Italia non ha bisogno di essere giudicata per mangiare bene.
Sa già farlo.

E forse non è la Stella che illumina il piatto.
Forse è il piatto, quando è vero, che illumina tutto il resto.


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