Il mondo a intermittenza

Perché oggi difendiamo la Groenlandia e ieri non sapevamo neppure dov’era

Oggi tutti indignati per la Groenlandia.
Talk-show, titoli, geopolitica da salotto.
“Sovranità violata”, “equilibri globali”, “minaccia all’ordine mondiale”.

La Groenlandia, improvvisamente, è diventata il centro del pianeta.

Ma fino a dieci giorni fa — onestamente —
quanti italiani sapevano davvero cos’è la Groenlandia?
Dove si trova.
Chi la abita.
Perché è strategica.
Che cosa rappresenta nell’Artico che si scioglie, nelle rotte future, nella competizione tra potenze.

La verità è scomoda:
quasi nessuno.

Non perché le persone siano ignoranti,
ma perché l’indignazione non nasce più dalla conoscenza.
Nasce dall’agenda.

Prima la Groenlandia non esisteva.
Non era un tema.
Non era una ferita.
Non era un simbolo.

Poi qualcuno l’ha messa sul tavolo della geopolitica
e all’improvviso è diventata “sacra”.

È lo stesso meccanismo che decide, a turno,
quale guerra dobbiamo sentire,
quale popolo dobbiamo piangere,
quale territorio dobbiamo difendere.

Gaza.
Ucraina.
Iran.
Venezuela.
Ora Groenlandia.

Non perché ci importi davvero.
Ma perché qualcuno ha deciso che, per un po’, deve importarci.

E così nascono le geografie emotive a rotazione.
I luoghi diventano importanti solo quando entrano nel palinsesto.
Quando escono, tornano a essere silenzio.

Questo è il vero disastro del nostro tempo:
non solo il diritto internazionale che muore,
ma una coscienza pubblica che reagisce solo quando viene premuto un pulsante.

E in un mondo dove l’indignazione è telecomandata,
la legge non ha più nemmeno il tempo di essere difesa..


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