
(Il Sognatore Lento)
La notte arrivò senza rumore.
Non bussò.
Non avvisò.
Scese sul mare come una coperta leggera, stendendosi piano sopra il Vento Blu.
Il cielo cambiò colore poco a poco: dall’azzurro pallido al blu profondo, poi a un viola morbido, finché le prime stelle iniziarono a comparire, una alla volta, come se qualcuno le stesse accendendo con grande attenzione.
Il Vento Blu rallentò ancora.
Non perché fosse stanco.
Ma perché sentiva che era il momento di ascoltare.
Le vele smisero di cantare.
Il mare divenne liscio come vetro.
Ogni rumore sembrava troppo forte, così anche il vento decise di parlare piano.
Jim era sul ponte, avvolto in una coperta.
La mappa riposava chiusa accanto a lui.
Per la prima volta da quando erano partiti, non sentiva il bisogno di guardarla.
«È strano» disse sottovoce.
«Di giorno mi sembra di sapere dove andare.
Di notte… no.»
Capitan Long John era appollaiato sull’albero maestro, immobile come una statua verde.
I suoi occhi brillavano riflettendo il cielo.
«La notte non serve per sapere» disse.
«Serve per fidarsi.»
Jim sollevò lo sguardo.
Il cielo era pieno di stelle, così tante che sembravano voler raccontare tutte una storia diversa.
Alcune erano ferme, forti, sicure.
Altre tremolavano, come se avessero un po’ di freddo.
«Come facciamo a orientarci?» chiese Jim.
«La bussola…»
Prese la bussola dalla cabina e la poggiò sul ponte.
L’ago girò.
Poi si fermò.
Poi girò di nuovo.
Non indicava nulla di preciso.
Jim sentì una punta di inquietudine.
Non grande.
Ma nuova.
«Non funziona» mormorò.

Il Vento Blu fece un piccolo scricchiolio, come un vecchio che si sistema meglio sulla sedia.
Capitan Long John scese lentamente, battendo le ali una sola volta.
«Oh, funziona benissimo» disse.
«Solo che stasera… non è lei a guidare.»
Jim lo guardò.
«E allora chi?»
Long John alzò l’ala verso il cielo.
«Loro.»
Jim seguì il gesto.
E in quell’istante… successe.
Una stella attraversò il cielo.
Poi un’altra.
Poi un’altra ancora.
Non cadevano in fretta.
Scivolavano.
Lasciavano dietro di sé una scia luminosa, come un segno disegnato con una matita d’oro.
Jim trattenne il fiato.
«Stelle… che cadono» sussurrò.
«No» disse Long John, sorridendo.
«Stelle che passano.»
Il cielo sembrava vivo.
Ogni scia era un invito.
Ogni luce un suggerimento.
Jim sentì qualcosa muoversi dentro di lui.
Non era paura.
Non era eccitazione.
Era attenzione.
Si sdraiò sul ponte, guardando in alto.
Il legno era tiepido sotto la schiena.
Il cielo immenso sopra.
«Non avevo mai guardato così» disse piano.
«Di solito… guardo davanti.»
Long John annuì.
«Ecco perché questa notte è importante.»
Il mare rifletteva le stelle, trasformandole in mille luci tremolanti.
Sopra e sotto, il cielo sembrava raddoppiare.
Una stella cadente passò proprio sopra la prua.
Il Vento Blu si mosse.
Non di colpo.
Con rispetto.
La nave iniziò a seguire quella luce.
Senza comandi.
Senza corde tirate.
Senza ordini.
Jim si sollevò a sedere.
«Stiamo andando…»
«Ma non sto facendo niente.»
Long John si sedette accanto a lui.
«Esatto» disse.
«Stai guardando.»
Il vento cambiò direzione.
Dolcemente.
Le vele si gonfiarono appena, come un sospiro felice.
La bussola, sul ponte, smise di girare.
L’ago si fermò.
Non puntava a nord.
Puntava in alto.
Jim sorrise.
«Quindi…» disse piano.
«A volte non serve sapere la strada.
Serve solo guardare abbastanza lontano.»
Una stella più luminosa delle altre attraversò il cielo.

Il Vento Blu la seguì ancora.
Il mare sembrava d’accordo.
Nessuna onda disturbava il cammino.
Tutto fluiva.
Jim sentì il petto scaldarsi.
Come se qualcosa dentro si fosse allargato.
Aveva capito.
Non tutto si guida con le mani.
Alcune cose si seguono con gli occhi.
E altre… con la fiducia.
La notte continuò a brillare.
Le stelle, una dopo l’altra, salutarono il mare.
E Jim, per la prima volta, smise di cercare una direzione davanti a sé
e imparò a guardare in alto.
Il Vento Blu avanzava.
Senza fretta.
Senza paura.
La notte lo stava guidando.

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