
Quando il viaggio incontra l’accoglienza
In Europa i cammini non sono mai stati soltanto strade.
Sono stati, e continuano a essere, luoghi di passaggio umano prima ancora che geografico. Vie percorse da pellegrini, mercanti, viandanti, curiosi. Strade dove il tempo rallenta e il passo diventa misura.
Dal Cammino di Santiago alle vie francesi, tedesche, portoghesi, i grandi cammini europei hanno sempre condiviso un principio semplice: chi cammina non deve essere lasciato solo. Per questo, lungo i percorsi, sono nati nei secoli punti di ristoro, fontane, ostelli, simboli di accoglienza che spezzano la fatica e restituiscono senso al viaggio.
Non sono attrazioni.
Sono gesti.
In alcuni luoghi d’Europa questo spirito è rimasto intatto. Ancora oggi, lungo certi cammini, ci si imbatte in segni concreti di ospitalità: una panchina, un tetto, una fontana. A volte persino una fontana di vino, pensata non per stupire, ma per ricordare che il viaggio è anche condivisione.
È da questa cultura che nascono le idee migliori: non dal marketing, ma dall’osservazione di ciò che funziona da secoli.
Negli ultimi anni anche l’Italia ha riscoperto il valore dei cammini. Non come semplice offerta turistica, ma come strumento di lettura del territorio. Camminare significa entrare lentamente nei paesaggi, nei paesi, nelle storie. Significa capire un luogo senza attraversarlo di corsa.
In Abruzzo questo spirito ha trovato una forma particolarmente autentica lungo il Cammino di San Tommaso, la via che collega Roma a Ortona attraversando colline, borghi, silenzi e spazi aperti. Un cammino che non cerca effetti speciali e proprio per questo funziona.
Lungo il percorso, a un certo punto, accade qualcosa di inatteso: una fontana. Non eroga acqua, ma Montepulciano d’Abruzzo. Non è un’attrazione urlata, non è una trovata folcloristica. È un segno. Un modo semplice e diretto per dire al viandante: qui sei il benvenuto.
Dopo chilometri di passi e riflessioni, quella fontana non invita a fermarsi a lungo. Invita a rallentare. A bere un bicchiere, a sorridere, a ripartire. Il vino, in questo contesto, non è consumo. È linguaggio. Racconta un territorio che non separa spiritualità e vita quotidiana, fatica e convivialità.
Col tempo, quella fontana è diventata una tappa conosciuta, raccontata, fotografata. Ma senza perdere il suo senso originario. Non chiede biglietti, non impone spiegazioni. Fa quello che hanno sempre fatto i cammini europei migliori: accoglie senza condizioni.
Forse è questo il motivo per cui funziona.
Perché non prova a insegnare nulla.
Ricorda soltanto che, lungo una strada, un gesto semplice può valere più di mille parole.
E che un cammino, per essere davvero tale, deve sempre portare da qualche parte.
Ma soprattutto deve saper accogliere chi passa. 🍷
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