Capitolo 8 – Il Patto prende forma

A TRA DUE MONDI

Luna ebbe la sensazione che, varcando quella soglia, qualcosa di invisibile si fosse chiuso alle loro spalle.
Non una porta.
Un’epoca.

Lo spazio oltre la porta non aveva un tempo riconoscibile. Non c’era giorno né notte, ma una luce diffusa che sembrava nascere dai colori stessi, sospesi come se qualcuno avesse interrotto un dipinto a metà. Ogni tonalità vibrava piano, come se stesse aspettando di essere chiamata per nome.

Sara guardava ovunque, girando lentamente su sé stessa.
Elia, invece, era ferma. Immobile. Come chi, finalmente, si trova nel posto che aveva sempre sognato senza saperlo.

«Questo posto…» mormorò Luna. «Esiste davvero?»

La prof Silvestri chiuse la porta alle loro spalle. Il suono fu lieve, ma definitivo.

«Esiste perché lo riconoscete» rispose. «Ed esisterà finché saprete ascoltarlo.»

Tre modi di sentire

Luna si accorse che ogni passo che facevano lasciava una traccia di colore, come un’ombra luminosa che svaniva dopo pochi istanti.

Blu, dove camminava lei.
Verde, dietro Sara.
Argento, sotto i piedi di Elia.

«Non sono uguali» osservò Sara. «Le luci…»

Elia annuì.
«La mia appare quando ho paura. O quando cerco qualcosa che non so spiegare.»

Luna sentì un nodo stringerle la gola.
Lei, invece, sentiva il blu nascere quando lasciava andare il controllo. Quando smetteva di chiedersi “perché” e iniziava a sentire “come”.

La prof le osservava in silenzio, come si guarda un equilibrio fragile che non va disturbato.

«Il Patto non vi renderà uguali» disse infine. «Vi renderà… necessarie l’una all’altra.»

Il quaderno si apre

Il quaderno nello zaino di Luna vibrò più forte.
Non come prima.
Non come un avvertimento.

Come un invito.

Luna lo estrasse lentamente. La copertina sembrava più calda del solito, e quando la sfiorò, il simbolo inciso brillò di una luce morbida.

«Non l’ho mai visto aprirsi da solo» sussurrò.

«Perché non eri pronta» rispose la prof. «Adesso sì.»

Le pagine si mossero da sole, sfogliandosi fino a fermarsi su una doppia pagina completamente bianca.

O almeno… così sembrava.

Poi apparvero le parole.

Non scritte.
Respirate.

Il Patto non si firma.
Si accetta.

Sara fece un passo avanti.
«E se non volessimo?»

Per la prima volta, il silenzio esitò.

Allora dimentichereste.
E il mondo resterebbe com’è.

Elia serrò le mani.
«Io non voglio dimenticare.»

Luna sentì la stessa certezza attraversarle il petto.
Dimenticare sarebbe stato più facile.
Ma non sarebbe stato vero.

La scelta

«Cosa dobbiamo fare?» chiese Sara.

La prof Silvestri indicò il centro dello spazio, dove i colori sembravano convergere.

«Unire ciò che siete. Senza forzarlo.»

Luna chiuse gli occhi.
Pensò al blu che l’aveva sempre accompagnata nei momenti di silenzio.
Sara inspirò a fondo, lasciando che la sua luce verde emergesse, viva, inquieta.
Elia sollevò lo sguardo, e l’argento nei suoi occhi tremò come una stella che sta per cadere.

Le tre luci si mossero.
Non si scontrarono.
Si cercarono.

Quando si toccarono, lo spazio vibrò.

Non fu un’esplosione.
Fu un accordo.

Il quaderno si illuminò, e una nuova frase apparve:

Da ora, ciò che create vi cambierà.
E ciò che siete cambierà il mondo.

Luna aprì gli occhi.

Il Patto non faceva paura.
Faceva responsabilità.

Ritorno

Quando la porta si riaprì, il corridoio della scuola era lì. Uguale a prima.
Eppure, Luna sapeva che nulla lo era davvero.

«Questo è solo l’inizio» disse la prof. «Imparerete a sbagliare. E a rimediare.»

Sara sorrise, un sorriso diverso, più saldo.
Elia inspirò profondamente, come chi torna finalmente a respirare.

Luna strinse il quaderno al petto.

La magia non era più un segreto sussurrato.
Era un legame.

E adesso… chiedeva di essere vissuta.