Bomba e la memoria corta degli italiani

Oggi non parliamo di ideologie: parliamo di Valtellina, e di ciò che continuiamo a dimenticare

Nel mio articolo precedente ho parlato del lago di Bomba, della sua fragilità e delle analogie che molti hanno visto con tragedie come il Vajont e Stava.
Molti mi hanno fatto notare che oggi la situazione è diversa, che il rischio è minimo, che i progressi tecnologici rendono improbabili disastri simili.

Può darsi.
Anzi, me lo auguro.

Ma io continuo a pensare che il vero problema, in Italia, non sia solo tecnico o geologico.
Il vero problema è culturale:

👉 la memoria corta.

Perché noi italiani abbiamo una capacità straordinaria: ricordiamo tutto per qualche giorno… e poi dimentichiamo.

E proprio per questo, oggi voglio aggiungere un altro nome a quel ragionamento.
Un evento che molti hanno vissuto, tanti hanno visto in televisione, eppure oggi viene ricordato sempre meno:

la Valtellina, 1987.


Valtellina 1987: quando la montagna smette di reggere

Non fu un semplice “maltempo”.
Non fu una di quelle storie che si liquidano con un “ha piovuto tanto”.

Fu un disastro vero.

L’acqua non scendeva: cadeva.
La terra non si muoveva: cedeva.
Paesi isolati, strade spezzate, ponti spariti, frane enormi.

E poi la ferita che ancora oggi resta nella memoria di chi la conosce davvero:
la frana in Val Pola, che travolse tutto, cancellando case, luoghi, e vite.

La Valtellina ci ha ricordato una verità che dovrebbe essere ovvia, ma in Italia non lo è mai abbastanza:

quando un territorio è fragile, non basta sperare.
Bisogna prevenire.


Perché parlarne oggi, partendo da Bomba

Qualcuno potrebbe chiedermi:
“Ma cosa c’entra la Valtellina con Bomba?”

C’entra eccome.

Perché Bomba, come tanti luoghi dell’Appennino e delle aree interne, non è un territorio “qualunque”.
È un equilibrio delicato: acqua, pendii, infrastrutture, clima che cambia, manutenzione che spesso arriva tardi.

E quando un territorio è fragile, la domanda non è mai:

“Succederà?”

La domanda giusta è:

“Se succede, siamo pronti?”
“Chi controlla davvero?”
“Chi risponde davvero?”
“Chi mette la sicurezza prima delle convenienze?”


Il vizio italiano: la sicurezza dura quanto dura la paura

In Italia funziona così:

  • succede una tragedia
  • ci indigniamo
  • diciamo “mai più”
  • e poi torniamo a vivere come prima

La prevenzione, invece, richiede una cosa che non piace a nessuno:
serietà continua.

Richiede controlli veri.
Trasparenza.
Responsabilità.
E anche la capacità di dire “no” quando serve.

Ma soprattutto richiede memoria.

Perché senza memoria, ogni progresso diventa fragile quanto il terreno che calpestiamo.


La politica e la sfiducia: quando la gente non crede più alle parole

C’è un motivo se la gente non si fida.

Non perché sia ignorante.
Ma perché è stanca.

Stanca di vedere lo stesso film:

  • rassicurazioni prima
  • silenzi durante
  • scaricabarile dopo

E allora sì: la popolazione diventa scettica.
Non perché non capisce.
Ma perché capisce benissimo.

Capisce che spesso le decisioni non vengono prese per proteggere i cittadini,
ma per proteggere le convenienze.

E questo, in un Paese fragile, è pericoloso.


Conclusione: ricordare non è pessimismo, è rispetto

Non sono contro il gas.
Non sono contro la modernità.
Non sono contro chi lavora e investe.
Sono contro chi dimentica.

Perché in Italia il problema non è solo cosa facciamo…
è come lo facciamo,
e quanto in fretta cancelliamo le lezioni del passato.

E la memoria più corta, spesso, ce l’ha proprio chi decide.

(Il Sognatore Lento)


Commenti

Lascia un commento