📚 VIII Episodio Valigie di cartone

I giorni senza novità

I giorni passavano senza novità.
Tutti uguali, uno dopo l’altro, come se il tempo avesse deciso di camminare sempre allo stesso passo.

La neve accompagnava ogni cosa.
Non cadeva forte, non faceva rumore.
Era lì.
Coperta leggera sopra i tetti, sui binari, sui bordi della strada.
Una presenza costante, silenziosa, che rendeva il mondo più piccolo.

Antonio la mattina scendeva verso il lavoro quando era ancora buio.
La sera risaliva che il buio era già tornato.
Il tunnel non cambiava mai.
Stesso freddo, stessa umidità che entrava nelle ossa, stesso rumore sordo che ti restava addosso anche quando uscivi.

Ma c’era un momento, uno solo, in cui Antonio rallentava senza accorgersene.

Quando la sera scendeva alla stazione.

Scendeva i gradini, uno alla volta, con le mani ancora dure per il freddo.
E prima ancora di togliersi i guanti, prima ancora di pensare alla cena, al letto, alla sveglia del giorno dopo, si fermava un istante.

Si guardava intorno.
Cercava Francesca.

Non lo faceva in modo evidente.
Era uno sguardo breve, quasi distratto.
Ma lo zio se ne accorgeva sempre.
Lo guardava di lato e rideva piano, senza cattiveria.

«Non c’è» diceva, come per togliere peso a quella speranza muta.

Antonio abbassava lo sguardo e riprendeva a camminare.
Non rispondeva.
Non ce n’era bisogno.

La settimana passò così.
Giorni uguali, neve uguale, lavoro uguale.

Poi arrivò la domenica.

Antonio doveva andare a pranzo dal suo amico di miniera.
Un uomo con cui aveva diviso turni, freddo e silenzi.
Un uomo che stimava.

Ed era anche il padre di Francesca.

L’invito era arrivato semplice, senza cerimonie.
Un pranzo, niente di più.

La domenica Antonio si preparò con cura.
Si lavò con calma, come non faceva da giorni.
Scelse i vestiti migliori che aveva, quelli messi da parte per le occasioni che contavano davvero.

Aveva ordinato dei dolcetti.
Li andò a ritirare di buon mattino, prima che il paese si svegliasse del tutto.
Li prese con attenzione, come se potessero rompersi solo a guardarli.

A mezzogiorno si presentò a casa di Vito.

Si fermò un istante davanti alla porta.
Si aggiustò il cappotto.
Poi bussò.

Fu proprio Vito ad aprire la porta,
anche se non si sentiva ancora bene.

Stava in piedi diritto, ma il viso tradiva la stanchezza.


Gli strinse la mano con forza, come se non volesse far vedere nulla.

La moglie arrivò subito dopo.
Lo salutò con calore, con quella naturalezza che fa sentire accolti senza bisogno di parole.

Poi venne Francesca.

Si fermò un attimo sulla soglia.
Lo guardò.
Sorrise.

Un sorriso semplice, pulito, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Antonio ricambiò il saluto, ma sentì il cuore battere più forte.
All’improvviso, senza avvertire.

Abbassò appena lo sguardo, quasi per nasconderlo.

Per Antonio fu come un pranzo di nozze.
Da quando era arrivato lì, non aveva più mangiato così.

Il cibo era semplice, ma caldo.
Vero.
C’era il tempo di sedersi, di masticare piano, di sentire i sapori senza fretta.
Non era solo fame.
Era quiete.

Verso la fine del pranzo, le voci si abbassarono.
Vito, stanco, si ritirò in camera a riposare.
La moglie andò in cucina a preparare il caffè insieme all’altra figlia.

Rimasero soli.

All’inizio non dissero nulla.
Poi Francesca parlò per prima.

Antonio le disse che non l’aveva più vista la sera, alla stazione.
Lo disse senza rimprovero, quasi fosse una constatazione.

Francesca sorrise appena.
Disse che la settimana dopo avrebbe approfittato per farsi riaccompagnare a scuola.
Che stava facendo uno stage.
Era prossima al diploma.

Antonio annuì.
Poi, quasi senza pensarci, disse:

«Beata te.
Io continuerò in miniera… chissà ancora per quanto.»

Non c’era amarezza nella sua voce.
Solo realtà.

Francesca lo guardò subito, senza esitazione.

«Non avere fretta» disse.
«Il tempo aiuta.»

Lo disse piano, come si dicono le cose in cui si crede davvero.

Antonio non rispose.
Ma quelle parole gli rimasero addosso,
più di qualsiasi promessa.

Dopo il caffè Antonio si alzò per salutare.
Non lo fece di fretta, ma sentiva che era il momento giusto.

Prima che uscisse, la moglie di Vito gli si avvicinò.
Gli disse che la vigilia di Natale doveva tornare, insieme allo zio.

Lo disse come una cosa semplice.
Ma nessun invito, da quando era arrivato, era stato più gradito.

Antonio ringraziò.
Poi salutò Francesca.

Si scambiarono poche parole.
Uno sguardo appena più lungo del necessario.

Quando uscì, cominciava già a fare buio.
L’aria era fredda e, come sempre, qualche fiocco di neve scendeva piano, senza fretta.

Antonio tornò a casa dallo zio.

Camminava con passo regolare, ma dentro sentiva qualcosa di diverso.
Non era felicità.
Era attesa.


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