La scuola in Italia: prima la circolare, poi la realtà

“Preside… un ragazzo ha un coltello.”

In un Paese normale, quella frase farebbe scattare un intervento immediato.
In Italia, invece, spesso fa scattare qualcos’altro: la burocrazia.

La risposta è quasi automatica, come un riflesso condizionato:
👉 “Perfetto. Faccio subito una circolare.”

E così la scuola diventa lo specchio di un sistema che non affronta i problemi:
li amministra, li protocolla, li trasforma in carta.

Perché la circolare è comoda:
non costa, non espone, non decide.
Dà l’illusione di aver fatto qualcosa… senza fare davvero nulla.

Intanto però, nei corridoi, la realtà non aspetta la firma digitale.
La sicurezza non si risolve con una comunicazione interna.
E l’educazione non si salva con un PDF.

La verità è che la scuola non ha bisogno di più parole.
Ha bisogno di strumenti, responsabilità, presenza, prevenzione.
E soprattutto: di adulti che intervengano prima che sia troppo tardi.

Perché prima si interviene.
E poi, semmai, si scrive.

✍️ Il Sognatore Lento