
C’è un momento in cui smetti di parlare da presidente…
e ricominci a frignare da bambino.
Succede quando il mondo non ti applaude.
Quando le guerre non ti portano gloria.
Quando le minacce non fanno più paura.
Quando la propaganda non basta a coprire il vuoto.
E allora ecco la scena:
la politica diventa capriccio,
la diplomazia diventa sceneggiata,
la pace diventa un premio da pretendere.
“Mamma… io voglio il Nobel!”
Perché oggi non conta risolvere i problemi.
Conta solo vincere la narrazione.
Non importa salvare vite: importa salvare la faccia.
E intanto il mondo reale resta lì:
inermi, bollette, lavoro, dignità, famiglie, futuro.
Il Nobel?
Quello vero lo meriterebbe chi riesce a governare senza recitare.
E soprattutto senza piangere.
Il Sognatore Lento
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