🥬 Pizz’ e Foje

Il piatto che scalda l’inverno e rimette a posto il cuore

Ricetta poetica della tradizione contadina abruzzese
firmata: Il Sognatore Lento


🌙 Introduzione narrativa

Ci sono piatti che non si imparano.
Si ricordano.

Pizz’ e Foje non è una ricetta: è un gesto antico, una mano che mescola, una cucina che fuma, un inverno che bussa alle finestre e trova la porta già aperta.

È la tavola contadina, quella vera:
povera solo negli ingredienti, ricchissima nel senso.

La “pizza” non è quella che conoscono tutti:
qui è granturco, “grandinie”, farina gialla che profuma di camino e di fatica.
E le “foje” sono quelle che la terra ti regala quando non chiede nulla in cambio:
verza, cicoria, broccoli, borragine… un misto che cambia ogni volta, come cambiano le stagioni e le famiglie.

E poi arriva lui, il re silenzioso:
il peperone dolce fritto, che non serve a decorare…
serve a firmare.

Questo piatto sa di casa.
Sa di “nonna”, sa di tovaglia, sa di serate in cui il freddo restava fuori… perché dentro c’era già tutto.

🧺 Ingredienti (4 persone)

Per la pizza di granturco

  • 500 g farina di mais
  • 500 ml circa acqua bollente
  • 2 cucchiaini sale
  • Olio EVO q.b. (per la teglia)

Per le foje (verdure)

  • 800 g cavolo verza
  • 400 g cicorietta
  • 400 g broccoletti
  • 3 spicchi aglio
  • Olio EVO q.b.
  • Sale q.b.

Per completare

  • 8 peperoni dolci (Altino o cruschi)
  • 4 sarde (facoltative)
  • Farina q.b. (per le sarde)
  • Olio per friggere q.b.

👨‍🍳 Preparazione

1) La pizza: il pane povero che diventa croccantezza

Metti la farina di mais su un piano, a fontana.
Aggiungi il sale.

Versa acqua bollente poco alla volta, mescolando con un cucchiaio di legno:
all’inizio sembra sabbia, poi diventa impasto, poi diventa “casa”.

Quando si compatta, lavora veloce con le mani (attenzione: scotta!).
Stendi l’impasto su una teglia unta d’olio.

Rigalo con una forchetta:
sono segni semplici, ma sembrano già una storia.

Cuoci in forno a 250°C per circa 20 minuti, finché è dorata.

👉 Se la stendi sottile diventa più croccante.
👉 Se la lasci alta 2 cm, diventa più contadina.


2) Le foje: la terra che entra in pentola

Pulisci le verdure.
Lava bene, senza fretta: la terra va tolta, ma con rispetto.

Lessale in acqua bollente salata finché diventano morbide.
Scola… ma conserva un po’ di acqua di cottura:
è il brodo della memoria.


3) Il ripasso: l’aglio che apre la porta al profumo

In una padella grande metti olio EVO generoso.
Aggiungi l’aglio e fallo dorare.

Versa le verdure, mescola, falla parlare con l’olio.
Se vuoi Pizz’ e Foje come tradizione, aggiungi un mestolo di acqua di cottura:
deve essere leggermente brodosa, non asciutta e muta.

Lascia cuocere 10 minuti, così i sapori si sposano davvero.


4) Il peperone dolce: la firma dell’Abruzzo

Pulisci i peperoni, togli semi e picciolo con delicatezza.
Friggili in olio bollente pochi secondi, girandoli sempre.

⚠️ Qui serve attenzione:
il peperone dolce non perdona,
se lo lasci un attimo in più… diventa amaro.

Scolali e tienili da parte.


5) Le sarde (se vuoi la versione “completa”)

Asciugale bene.
Passale nella farina.
Friggile nello stesso olio dei peperoni.

E poi fai una cosa da veri:
versa un filo di quell’olio profumato dentro le verdure.

Non è “unto”.
È identità.

🍽️ Impiattamento (quello vero)

Metti le verdure nel piatto.
Sbriciola dentro un po’ di pizza di mais.
Aggiungi metà dei peperoni sbriciolati.

Servi con:

  • un peperone intero sopra
  • una sardina (se prevista)
  • un pezzo di pizza accanto

E poi… siediti.

Perché questo piatto non si mangia in piedi.
Si mangia con calma, come si ascoltano le cose importanti.

👁️ Esame organolettico

a cura del sognatore lento

Vista

Verde profondo.
Giallo caldo.
Rosso vivo.

È un piatto che sembra un camino acceso,
uno di quelli che non fanno solo luce…
fanno compagnia.

Le foglie stanno lì come un bosco d’inverno,
la pizza di mais è la terra gialla che sostiene,
e il peperone dolce, spezzato sopra, è una scintilla:
piccola, ma decisiva.


Olfatto

Profuma di erba vera,
di terra pulita,
di cucina che non ha bisogno di spiegarsi.

L’olio buono arriva come una carezza,
ma è il peperone dolce fritto che fa il miracolo:
ti prende prima ancora di assaggiare,
come fanno certi ricordi quando apri una porta.


Gusto

In bocca è un equilibrio antico, semplice e perfetto:

  • la sapidità naturale delle verdure, che sa di campo e di stagioni
  • la dolcezza rustica del mais, che non è zucchero: è conforto
  • la croccantezza intensa del peperone fritto, che firma il piatto come una penna rossa
  • e, se c’è, la spinta marina della sardina: breve, netta, vera… come un colpo di vento

È un sapore che non urla.
Ma resta.


👄 Profilo gustativo e sensazioni

Pizz’ e Foje è un piatto che ha dentro:

  • una tendenza dolce (il mais, caldo e gentile)
  • una tendenza amara e vegetale (cicoria e verza, come la vita quando è vera)
  • una sapidità piena, naturale
  • una untuosità lieve, che avvolge senza stancare
  • una persistenza aromatica lunga, calda, domestica… che rimane anche dopo l’ultimo boccone

È completo, ma non pesante.
È semplice, ma non banale.

È un piatto che ti dice una cosa sola, senza parole:
“Stai tranquillo. Sei a casa.”

🍷 Abbinamento vino – Pizz’ e Foje (stile Il Sognatore Lento)

Pizz’ e Foje non chiede un vino “importante”.
Chiede un vino onesto, vivo, capace di stare accanto senza comandare.

Perché qui c’è la terra, c’è il verde, c’è l’olio, c’è la farina di mais…
e sopra, come una firma che non si dimentica, c’è il peperone dolce fritto.

Serve un vino che sappia fare una cosa sola, ma bene:
pulire la bocca e lasciare spazio al piatto.

👉 La sapidità bilancia la tendenza dolce e l’alcol bilancia l’untuosità del piatto.


🟣 Cerasuolo d’Abruzzo DOC

È l’abbinamento più naturale.
Ha freschezza, ha ritmo, ha una struttura “a metà strada” che funziona benissimo:
non è un bianco leggero, non è un rosso pesante.

Sgrassa l’olio, accompagna il peperone,
e lascia alle verdure la dignità di restare protagoniste.


⚪ Trebbiano d’Abruzzo DOC

Se vuoi restare sul bianco, lui è una scelta seria.
Non è un vino fragile: ha corpo, ha sale, ha una tensione che tiene insieme tutto.

Con le erbe di campo lavora bene,
e con la dolcezza rustica del mais crea un equilibrio pulito, lineare, sincero.


🟡 Pecorino d’Abruzzo

Qui si sale di energia.
Il Pecorino ha acidità, profumo, una nota quasi “selvatica” che richiama le foglie.

È perfetto se vuoi un sorso che rinfresca e rilancia,
specie quando il piatto è più ricco d’olio o più sapido.


🔴 Montepulciano d’Abruzzo (giovane, senza legno)

Se ami il rosso, si può fare… ma con intelligenza.
Serve un Montepulciano d’annata, fresco, fruttato, non appesantito dal legno.

Così resta agile,
non copre l’amaro vegetale,
e accompagna senza diventare padrone della tavola.


✅ Regola finale (semplice e vera)

Con Pizz’ e Foje funzionano meglio vini:

  • freschi
  • sapidi
  • di corpo medio
  • rosati o bianchi strutturati
  • rossi solo se giovani e leggeri nei tannini

Perché questo piatto non va domato.
Va rispettato.

✍️ Il Sognatore Lento