
(Cronache morali dalla Grande Svizzera™: ordine, regole e… improvvise eccezioni)(Manuale pratico per esportare la trasparenza… e importare la furbizia)
La Svizzera è una certezza.
Una religione civile.
Una cartolina che ti viene sbattuta in faccia ogni volta che in Italia succede qualcosa di storto.
La Svizzera è quella che, quando parli di regole, ti guarda con la calma di chi ha già vinto.
Lì funziona tutto.
- i treni arrivano puntuali
- i conti tornano sempre
- i documenti sono perfetti
- le strade pulite
- i controlli severi
- la trasparenza totale
E noi italiani, come sempre, ci sentiamo un po’ disordinati, un po’ colpevoli, un po’ “da rimettere a posto”.
Perché loro sono la nazione perfetta.
La Grande Svizzera™.
Quella dove non esistono imbrogli.
Non esistono furbizie.
Non esistono scorciatoie.
Non esistono “amici degli amici”.
E invece…
Poi succede Crans.
E improvvisamente la perfezione diventa una cosa interessante.
Interessante perché cambia forma.
La perfezione svizzera: meravigliosa… finché riguarda gli altri
La Svizzera è perfetta finché sei tu a sbagliare.
Se sbagli tu:
- paghi
- ti correggono
- ti richiamano
- ti puniscono
- e ti spiegano pure che è “per il tuo bene”.
Se invece sbaglia il sistema…
allora non è mai un errore.
Diventa:
👉 “una valutazione”
👉 “una procedura”
👉 “un caso particolare”
👉 “una situazione delicata”
Insomma: una cosa che non ha colpevoli.
Ha solo “passaggi tecnici”.
La Svizzera non fa ingiustizie:
fa incomprensioni ufficiali.
Trasparenza totale… ma con la tendina abbassata
La Svizzera è trasparente, sì.
Ma come certe vetrine lucidissime dove non capisci se dentro c’è qualcosa o solo la tua faccia riflessa.
La trasparenza è un valore, dicono.
Peccato che ogni tanto diventi riservatezza selettiva.
E quando la trasparenza diventa selettiva, succede sempre la stessa magia:
le regole ci sono…
ma non mordono più.
E poi arriva il capolavoro: liberati senza braccialetto
Ed eccola la scena che merita un applauso, ma di quelli amari:
👉 i proprietari vengono liberati senza braccialetto elettronico.
Ora, fermiamoci un attimo.
Perché qui non stiamo parlando di un dettaglio.
Stiamo parlando del simbolo.
Tu mi hai venduto la Svizzera come:
- severa
- rigorosa
- inflessibile
- intransigente
- “nessuno sgarra”
E poi… quando si arriva al punto in cui ci si aspetterebbe il massimo del controllo, il massimo della cautela, il massimo della coerenza…
niente braccialetto.
E allora uno non può fare a meno di chiedersi, con tutta la calma svizzera possibile:
👉 le regole valgono davvero per tutti… o solo per chi non conta niente?
Perché se un cittadino qualunque sbaglia una virgola su un modulo, si apre un romanzo.
Se invece si parla di cose serie, improvvisamente:
- tutto diventa “gestibile”
- tutto diventa “valutabile”
- tutto diventa “non necessario”
Noi italiani almeno siamo disordinati in modo riconoscibile
In Italia, quando succede qualcosa di storto, lo capisci subito.
Lo capisci perché è rumoroso.
È confuso.
È sfrontato.
Da noi la furbizia ha la faccia del bar.
Ha il tono della battuta.
Ha l’odore del “dai, non esageriamo”.
In Svizzera no.
La furbizia è più elegante.
Non si chiama furbizia.
Si chiama:
👉 “procedura”
E la procedura è una cosa meravigliosa, perché ti fa sentire in torto anche quando hai ragione.
La morale come un orologio: precisa… ma non sempre uguale per tutti
La Svizzera ci ha insegnato che l’ordine può diventare una coperta.
Se serve a proteggere il cittadino, è una coperta calda.
Se serve a proteggere qualcuno “più importante”, è una coperta spessa.
E la differenza tra ordine e ingiustizia è sempre la stessa:
👉 chi paga il prezzo della perfezione.
Conclusione: la perfezione è un marchio, non una garanzia
Crans ci lascia una lezione semplice, che vale per tutti i Paesi “modello”:
👉 anche il Paese perfetto può diventare opaco quando gli conviene.
E quando succede, non serve nemmeno gridare.
Basta dirlo piano, con educazione, come fanno loro:
“Mi dispiace… ma qui la perfezione è solo un’immagine.”
Perché la vera differenza non è tra chi sbaglia e chi non sbaglia.
La vera differenza è tra:
- chi viene controllato fino all’ultima virgola
e - chi viene lasciato libero… anche senza braccialetto.
E questa, caro mondo, non è perfezione.
È solo una perfezione a convenienza.
Conta l’etichetta.
“Perfetti con chi non conta. Morbidi con chi conta. E poi chiamano tutto ‘procedura’.”

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