
A Montenerodomo c’è stata una rivalità che non ha mai diviso davvero.
Ha sempre unito.
San Vito contro San Martino.
Non era odio, non era cattiveria.
Era paese.
Era appartenenza.
Era quel modo semplice e bellissimo di sentirsi parte di qualcosa.
Il tiro alla fune, certo.
Ma soprattutto il calcio, il bigliardino, le sfide improvvisate che nascevano senza bisogno di annunci: bastava uno sguardo, una battuta, una domenica libera.
E chi non giocava… tifava.
Chi non tifava… commentava.
Chi non commentava… rideva lo stesso.
Poi però è arrivato il tempo che non fa rumore, ma porta via tutto:
lo spopolamento.
E così oggi fa male dirlo, ma è vero:
San Vito e San Martino si sono svuotati entrambi.
E quelle sfide, che sembravano eterne, sono diventate un ricordo.
Non perché non ci sia più voglia.
Ma perché non ci sono più ragazzi in strada, non c’è più il gruppo, non c’è più quella folla che bastava a riempire un campo e un bar.
La rivalità era una festa continua.
E oggi è nostalgia.
Ma una cosa resta:
chi è nato qui se la porta dentro.
E quando torna, anche solo per pochi giorni, gli basta una frase per riaccendere tutto:
“Ti ricordi quando…?”
Perché certe cose non muoiono davvero.
Si trasformano.
E forse un giorno, anche solo per una sera d’estate,
basterà poco per rivedere quella corda tirare, quel pallone rotolare, quel bigliardino tremare.
Non per vincere.
Ma per sentirsi di nuovo paese.

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