
Una giornata del ricordo che seleziona le vittime non è memoria: è propaganda.
Il Novecento ci ha lasciato una lezione chiara e terribile: ogni totalitarismo, quando diventa assoluto, produce morte.
Nazismo, fascismo, comunismo nei loro esiti criminali non sono capitoli separati di una contesa ideologica.
Sono forme diverse dello stesso fallimento umano: l’idea che un’ideologia valga più delle persone.
Ricordare non significa confondere le storie, né cancellare le responsabilità.
Significa riconoscere che le vittime non hanno tessere, bandiere o colori politici.
Una memoria matura non divide il dolore in categorie utili.
Lo custodisce tutto, perché solo così può servire a qualcosa:
non a vincere una polemica, ma a evitare che accada di nuovo.

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