
Contro le diete moda, a favore del buonsenso
Perché non scriverò mai una dieta
Perché da profano non ho certezze da vendere.
E soprattutto non ho corpi altrui da correggere.
Non sono un medico.
Non sono un nutrizionista.
Non sono un guru.
E proprio per questo non devo difendere un metodo, una sigla, una scuola.
Non devo convincere nessuno.
Non devo dimostrare niente.
Posso permettermi una cosa che oggi sembra quasi sospetta:
fermarmi e osservare.
E osservando, da anni, vedo sempre la stessa scena ripetersi.
Il cibo non è mai stato così centrale
E le persone non sono mai state così confuse.
Viviamo in un’epoca in cui il cibo occupa uno spazio enorme.
Ne parliamo continuamente.
Lo fotografiamo.
Lo analizziamo.
Lo controlliamo.
Lo temiamo.
Eppure, paradossalmente, non mangiamo mai davvero.
Mangiamo pensando a cosa avremmo dovuto mangiare.
Mangiamo già proiettati allo sgarro successivo.
Mangiamo con la testa piena di regole, non di fame.
Il cibo non è più un gesto naturale.
È diventato un progetto, un dovere, spesso una colpa.
L’industria delle promesse

Ogni stagione ha la sua dieta.
Cambia il nome, cambia il linguaggio, ma il meccanismo è sempre lo stesso:
prima ti spiegano che stai sbagliando,
poi ti offrono la soluzione,
infine ti preparano al prossimo fallimento.
La dieta che “ripulisce”.
Quella che “sblocca”.
Quella che “azzera”.
Quella che “fa ripartire”.
Tutte costruite su un’idea implicita e pericolosa:
tu, così come sei, non vai bene.
E guarda caso nessuna di queste diete è pensata per durare.
Sono perfette per:
- tre mesi
- una stagione
- una prova costume
- un “nuovo inizio”
Poi finiscono.
E tu ricominci.
Le diete non sono il nemico
La confusione sì.
Qui serve chiarezza.
Esistono bravi dottori.
Professionisti seri che studiano, ascoltano, valutano, personalizzano.
Quando una dieta serve davvero — per una patologia, una condizione clinica, una fase delicata della vita — è uno strumento fondamentale.
Questo non è un attacco alla medicina.
È, semmai, una difesa del suo lavoro, spesso banalizzato e trasformato in slogan.
Il problema nasce quando:
- la dieta terapeutica viene confusa con la dieta moda
- il linguaggio della cura diventa marketing
- il metodo prende il posto della persona
E tutto si riduce a una lista di regole.
Ho visto mangiare “bene” e vivere male
Ho visto persone seguire ogni indicazione possibile
e vivere in uno stato di tensione continua.
Ho visto piatti perfetti
e sguardi stanchi.
Ho visto il piacere trasformarsi in controllo.
E ho visto anche il contrario:
persone che mangiavano con misura, senza dogmi,
e stavano meglio nel corpo e nella testa.
Da profano, una cosa l’ho capita:
se mangiare ti toglie serenità, qualcosa non sta funzionando.
Non tutti i corpi partono dallo stesso punto
Qui arriva la parte che troppe diete ignorano.

Non siamo tutti uguali davanti al cibo.
E non lo siamo per colpa, ma per biologia.
Il DNA conta.
Conta eccome.
Influenza:
- quanto facilmente ingrassiamo
- quanto lentamente dimagriamo
- dove accumuliamo grasso
- come rispondiamo alle restrizioni
A parità di dieta, due persone possono ottenere risultati opposti.
Ed è un fatto scientifico, non un’opinione.
Ci sono corpi “risparmiatori”, che tendono a conservare.
In passato era un vantaggio.
Oggi è una fatica quotidiana.
Ci sono corpi più “spreconi”, che tollerano meglio gli eccessi.
Non è merito.
È genetica.
Ignorare tutto questo significa fare una cosa grave:
trasformare la biologia in colpa.
E così chi ingrassa si sente incapace,
chi non dimagrisce si sente sbagliato,
chi riprende peso si sente fallito.
Ma spesso non è mancanza di volontà.
È un corpo che non viene rispettato.
Il cibo non dovrebbe occupare tutta la testa
Il cibo è importante.
Ma non dovrebbe diventare dominante.
Non dovrebbe:
- isolarti
- spaventarti
- dividerti dagli altri
- farti vivere in perenne controllo
Mangiare dovrebbe nutrire.
E nutrire non significa solo calorie o macronutrienti.
Nutrire significa:
- tempo
- contesto
- relazione
- memoria
Significa anche imperfezione.
Perché la vita non è una tabella.
Perché nasce Mangiare piano

Questa collana non nasce per insegnare cosa mangiare.
Nasce per rallentare il racconto.
Mangiare piano vuol dire:
- sottrarsi all’urgenza
- diffidare delle soluzioni rapide
- accettare che il corpo cambia
- smettere di vivere in guerra con se stessi
Qui non troverai:
- schemi
- grammature
- menù settimanali
- divieti assoluti
Troverai:
- domande giuste
- distinzione
- buonsenso
- un passo più umano
Una scelta di campo
Non scriverò mai una dieta perché:
- non credo alle scorciatoie
- non credo alle promesse universali
- non credo che il cibo sia il nemico
Credo che il vero problema sia come ce lo hanno raccontato.
E se questa collana servirà a qualcosa,
vorrei che fosse questo:
rimettere il cibo al suo posto.
Importante, sì.
Centrale, no.
Perché da profano non scrivo di diete.
Scrivo di persone che mangiano.
E di come, forse, possiamo tornare a farlo
con più calma,
più rispetto,
e un po’ meno paura.

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