
(Il Sognatore Lento)
La mattina arrivò piano, come una carezza sul mare.
Dopo la notte delle stelle cadute, il Vento Blu sembrava ancora più leggero, come se avesse fatto un sogno bellissimo e non volesse svegliarsi del tutto.
Le vele cantavano una melodia allegra, ma dolce.
Il cielo era chiaro, e il mare aveva quel colore che sembra fatto apposta per i bambini: azzurro, pulito, pieno di luce.
Jim era sul ponte con il suo cappellino rosso, gli occhi ancora un po’ assonnati e il cuore già sveglio.
Capitan Long John gli si avvicinò con passo importante, come se stesse per annunciare una cosa enorme.
«Esploratore Jim!» disse.
«Oggi… metteremo piede su un’isola!»
Jim spalancò gli occhi.
«L’Isola-Luna?!»
Long John tossicchiò.
«Ehm… diciamo… un’isola.»
Fece una pausa.
«Una di quelle che capita sulla strada.»
Jim lo guardò sospettoso.
«Quindi non è l’Isola-Luna.»
«Non ancora!» disse il pappagallo, come se fosse la cosa più normale del mondo.
«Ma ogni viaggio serio ha bisogno di un piccolo errore. È una regola del mare.»
Jim non capì se stesse scherzando o se fosse una vera regola.
Ma prima che potesse fare altre domande, il Vento Blu virò dolcemente e si avvicinò a una striscia di terra che compariva all’orizzonte.
Era un’isola piccola.
Non enorme.
Non misteriosa.
Non scintillante.
Sembrava… normale.
C’erano palme, sì.
E una spiaggia chiara.
E una collina verde che sembrava un grande cuscino.
Ma non c’era nulla di “lunare”.
Niente luci strane.
Niente silenzi magici.
Jim si grattò la testa.
«Siamo sicuri?»
Long John annuì.
«Sicurissimi.»
Poi aggiunse piano:
«Quasi.»
Il veliero si fermò vicino alla riva con un piccolo “fiuuuuu” soddisfatto, come se dicesse: “Pausa!”
Jim saltò giù per primo, con un entusiasmo che gli faceva dimenticare ogni dubbio.
La sabbia era tiepida sotto i piedi.
Il mare, dietro, luccicava.
«Che bello!» esclamò.
«Possiamo esplorare!»
Capitan Long John scese con un atterraggio un po’ goffo e si sistemò il cappello.
«Certo! Ma con prudenza. E con stile.»
Jim fece due passi, poi si fermò di colpo.
Davanti a lui, vicino a una roccia, c’era qualcosa che si muoveva.
Un animaletto bianco, con due orecchie lunghe, una coda che faceva tic tic, e un musetto curioso.
Era una capretta.
Ma non una capretta qualunque.
Questa capretta aveva un campanellino al collo…
e il campanellino non faceva din din come gli altri.
Faceva:
«Dlonk!»
Poi: «Dlonk!»
Poi ancora: «Dlonk!»
Come se fosse un campanello un po’… confuso.
La capretta li guardò, strizzò gli occhi e disse con voce chiara e allegra:
«Oh! Finalmente! Vi stavo aspettando!»
Jim rimase a bocca aperta.
«Tu… parli?»
La capretta annuì con grande naturalezza.
«Certo che parlo! Parlo sempre. Solo che a volte… non mi ascolto.»
Capitan Long John si avvicinò, curioso.
«E tu chi saresti, signorina… capra parlante?»
La capretta gonfiò il petto con orgoglio.
«Io sono la Capretta Smemorata!»
Jim inclinò la testa.
«Smemorata… perché?»
La capretta sorrise.
«Perché dimentico tutto!»
Poi aggiunse subito:
«Ma non è grave! Tanto poi mi ricordo… più o meno.»
Long John alzò un sopracciglio.
«E cosa ti ricordi, di preciso?»
La capretta si avvicinò a Jim e gli sussurrò, come se fosse un segreto enorme:
«Io conosco una scorciatoia. Una scorciatoia segreta. Una scorciatoia che porta…»
Fece una pausa teatrale.
Jim trattenne il fiato.
«…da qualche parte!»
Jim sbatté le palpebre.
«Da qualche parte?»
La capretta annuì convinta.
«Sì! È un posto importantissimo. Credo. O forse è solo molto bello. O forse ci sono delle carote giganti. Non ricordo.»
Capitan Long John si portò una zampa alla faccia, come se stesse cercando di non ridere.
«Capretta, tu sei adorabile… ma noi stiamo cercando l’Isola-Luna.»
«Ah!» disse lei, saltellando.
«L’Isola-Luna! Certo! La conosco! Ci sono stata… oppure no… oppure sì… ma non mi ricordo quando.»
Jim scoppiò a ridere.
Era impossibile non ridere.
La capretta fece un piccolo inchino.
«Grazie, grazie. Io faccio ridere anche senza volerlo.»
Poi guardò la mappa che Jim aveva nello zaino.
«Ohhhh… quella carta mi sembra familiare.»
Jim la tirò fuori e la aprì.
La X rossa era sempre lì, ferma.
La capretta si avvicinò e la fissò con gli occhi stretti.
«Mmm… sì… quella X… l’ho vista.»
Fece una pausa.
«O forse era una Y. O forse era una macchia di marmellata.»
Long John sospirò.
«Capretta, tu non sei proprio affidabile.»
La capretta fece una faccia offesa.
«Io sono affidabilissima! Solo che… la mia memoria fa le vacanze.»
Jim, però, non era arrabbiato.
Anzi.
Gli piaceva.
Perché la capretta non sembrava cattiva.
Sembrava solo… piena di confusione felice.
«Va bene» disse Jim.
«Facci vedere questa scorciatoia.»
La capretta saltò in aria come se avesse vinto un premio.
«Sì! Seguitemi! Ma… aspettate.»
Si bloccò.
«Dove stavamo andando?» chiese.
Jim scoppiò di nuovo a ridere.
Long John la guardò con serietà finta.
«Stavamo andando a salvare il mondo, capretta. Muoviti.»
«Ah sì!» disse lei.
«Salvare il mondo! Perfetto!»
E cominciò a camminare.
O meglio…
a zigzagare.
Non andava dritta.
Andava a destra.
Poi a sinistra.
Poi faceva un cerchio.
Poi tornava indietro di due passi.
Jim la seguiva, cercando di non perderla di vista.
«Capretta?» chiese.
«Ma sei sicura?»
«Sicurissima!» rispose lei.
Poi si fermò.
«Aspetta… no.»
Poi ripartì.
«Sì!»
Attraversarono una piccola foresta di palme.
Poi un prato con fiori gialli.
Poi una zona piena di sassi lisci, come se qualcuno li avesse lucidati.
A un certo punto, la capretta si fermò davanti a un cespuglio enorme.
«Eccoci!» disse trionfante.
Jim guardò il cespuglio.
«E… cosa c’è?»
La capretta fece un sorriso enorme.
«La scorciatoia!»
Long John guardò il cespuglio.
«Io vedo solo foglie.»
«È perché non guardi bene!» rispose la capretta.
E infilò la testa tra i rami.
Si sentì un rumore di foglie.
«Crush! Crash!»
Poi la capretta riemerse dall’altra parte, tutta piena di foglioline in testa, come se avesse fatto un bagno in un’insalata.
«Tadaaa!» disse.
«C’è un passaggio!»
Jim si avvicinò.
E infatti… dietro il cespuglio c’era un piccolo buco tra le rocce.
Un passaggio stretto, nascosto.
Una specie di tunnel naturale.
Jim spalancò gli occhi.
«Wow! Esiste davvero!»
La capretta annuì con aria importante.
«Certo che esiste! Io dimentico tutto… ma non dimentico mai i passaggi segreti.»
Long John si avvicinò e osservò.
«Interessante…»
Jim guardò dentro.
Era buio, ma non spaventoso.
Sembrava un corridoio fresco.
«Dove porta?» chiese.
La capretta fece una faccia pensierosa.
«Porta… dall’altra parte!»
Jim rise.
«Sì, ma dall’altra parte di cosa?»
La capretta alzò le spalle.
«Questo è un dettaglio.»
Long John sospirò ancora.
Poi guardò Jim.
«Esploratore… vuoi provare?»
Jim esitò un attimo.
Non perché avesse paura del buio.
Ma perché, per la prima volta, stava capendo che l’avventura non era solo correre avanti.
Era anche scegliere.
«Sì» disse.
«Proviamo.»
Entrarono nel passaggio.
Dentro era fresco.
L’aria sapeva di terra e di pietra bagnata.
Jim sentiva i passi fare eco: toc… toc… toc…
La capretta camminava davanti, sicura come se fosse casa sua.
Poi si fermò.
«Aspettate» disse.
Jim si bloccò.
«Che succede?»
La capretta si voltò, con occhi enormi.
«Non mi ricordo se dovevamo andare avanti… o indietro.»
Long John si portò le ali al becco e scoppiò a ridere.
Una risata vera, di quelle che fanno tremare le piume.
Jim rise con lui.
E in quella risata, Jim capì una cosa:
non era importante arrivare subito.
Era importante… non perdere la gioia.
«Va bene» disse Jim.
«Allora facciamo così: andiamo avanti piano. Insieme.»
La capretta sorrise.
«Insieme! Sì! Mi piace!»
Ripartirono.
E dopo pochi passi, il tunnel cominciò a salire leggermente.
Poi si aprì.
Una luce apparve davanti a loro.
Uscirono dall’altra parte… e si trovarono su una piccola collina.
Da lì si vedeva tutto il mare.
E proprio davanti a loro… in lontananza…
c’era un’isola diversa.
Non grande.
Non vicina.
Ma con una forma strana, come una mezzaluna.
Jim sentì il cuore fare un salto.
«Quella…» mormorò.
«Sembra…»
Long John annuì lentamente.
«Sì.»
«Quella sembra l’Isola-Luna.»
La capretta spalancò gli occhi.
«Ah! Allora mi ricordavo!»
Jim la guardò e scoppiò a ridere ancora.
«Hai visto? Sei stata bravissima.»
La capretta si mise a saltare per la gioia.
«Sono una guida professionale! Quasi!»
Long John si chinò verso Jim.
«Hai imparato la lezione?» chiese.
Jim guardò l’isola lontana.
Poi guardò la capretta.
Poi il passaggio da cui erano usciti.
E capì.
«Sì» disse piano.
«Perdersi non significa sbagliare.»
Fece un sorriso.
«A volte… significa scoprire qualcosa che non avresti mai trovato andando dritto.»
Long John annuì soddisfatto.
«Esatto, esploratore.»
Il vento soffiò leggero.
Il mare brillò.
E la capretta smemorata, con le foglie ancora in testa, disse con voce felice:
«Allora… dove andiamo adesso?»
Jim rise.
E questa volta non gli sembrò una domanda confusa.
Gli sembrò la domanda più bella del mondo.
Perché l’avventura, quando è vera…
non è mai una strada sola.
È un sentiero pieno di sorprese.
E loro erano pronti.
(di Il Sognatore Lento)
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