👉 La giustizia è indipendente. Intoccabile no.

Manuale minimo di sopravvivenza per cittadini che fanno troppe domande

C’è una parola bellissima nella nostra Costituzione:
indipendenza.

Serve a proteggere la magistratura dal potere politico.
Serve a evitare che il governo telefoni ai giudici.
Serve a garantire che la legge sia uguale per tutti.

Ed è sacrosanta.

Fin qui, applausi.

Poi però, in Italia, abbiamo fatto un piccolo errore.
Piccolo per modo di dire.

Abbiamo confuso indipendenza con sacralità.

E da lì è iniziata la leggenda.


Il tabù nazionale

Prova a dire in pubblico:

«Forse la magistratura andrebbe riformata.»

Non hai finito la frase.

Arriva subito il coro:

  • Attacco alla democrazia!
  • Stato autoritario!
  • Golpe!
  • Regime!

Manca solo l’esorcista.

Se tocchi la scuola → riforma.
Se tocchi la sanità → riforma.
Se tocchi le pensioni → riforma.
Se tocchi la magistratura → eresia.

Praticamente Hogwarts.


Il paradosso quotidiano

Il cittadino medio vive così:

  • un processo dura 12 anni
  • una causa civile dura quanto un mutuo
  • una sentenza arriva quando i testimoni sono in pensione
  • reati simili, pene diversissime
  • decisioni che nessuno capisce

E quando chiede:
«Scusate, ma non si può migliorare qualcosa?»

Risposta:
👉 Non si può criticare la magistratura.

Ah.
Perfetto.
Allora va tutto benissimo.


La scena surreale

Immagina il dialogo.

Cittadino:
«Scusi, ma uno che prende a martellate un poliziotto a terra non è tentato omicidio?»

Sistema:
«È complicato.»

Cittadino:
«Ok… possiamo rivedere la legge?»

Sistema:
«ATTACCO ALLO STATO DI DIRITTO.»

Cittadino:
«No, volevo solo capire…»

Sistema:
«FASCISMO.»

Sipario.


Il problema vero

Nessuno vuole giudici obbedienti ai politici.
Sarebbe una tragedia.

Ma nemmeno giudici intoccabili per definizione.

Perché quando un’istituzione non può essere criticata, smette di migliorare.

E quando smette di migliorare…
inizia a vivere fuori dalla realtà.

E la realtà, prima o poi, presenta il conto.


Indipendente sì. Intoccabile no.

La giustizia non è una reliquia.
Non è un santuario.
Non è un museo.

È un servizio pubblico.

Come la scuola.
Come l’ospedale.
Come i trasporti.

Se non funziona, si aggiusta.

Non si incensa.


Finale (pungente, ma con sorriso)

Perché vedi…

Se per cambiare una lampadina in casa devo salire sulla sedia,
ma per cambiare una legge devo chiamare l’ONU…

forse non abbiamo una giustizia indipendente.

Abbiamo una giustizia permessosa con tutti… tranne con i cittadini che fanno domande.

E quando chiedere di migliorare diventa un sacrilegio,
non è più rispetto.

È paura.