Niscemi – Il rischio lo sapevano-a Bomba potremmo scoprirlo troppo tardi

C’è una frase che in Italia arriva sempre dopo.
Mai prima.

Arriva quando la collina cede.
Quando la casa si crepa.
Quando la gente esce con le valigie.

La frase è questa:

“Ma il rischio si sapeva.”

Si sapeva.

Detta così, sembra quasi una consolazione.
In realtà è un’aggravante.

Perché se si sapeva…
allora qualcuno ha deciso di far finta di niente.

A Niscemi è andata esattamente così.

Il terreno fragile non era un mistero.
Le carte geologiche c’erano.
Le relazioni tecniche pure.
Le argille che si gonfiano con l’acqua non le hanno scoperte ieri.

Eppure i permessi edilizi sono stati rilasciati lo stesso.

La gente ha costruito.
Case normali.
Mutui veri.
Risparmi di una vita.

Non speculatori.
Non palazzinari.

Famiglie.

Perché quando il Comune ti dà un’autorizzazione, tu cosa fai?

Ti fidi.

Nessuno va allo sportello a chiedere:
«Scusi, ma siete sicuri che la mia casa tra vent’anni non scivoli a valle?»

Se lo Stato ti firma un permesso, per definizione è sicuro.

O almeno dovrebbe.

Poi arriva la frana.

E improvvisamente la colpa diventa dei cittadini:
“Eh ma il territorio era fragile…”

Grazie.

Saperlo dopo non serve a niente.


Ora spostiamoci di mille chilometri.
Cambia il paesaggio.
Non la logica.

Andiamo a Bomba.

Qui il rischio non si chiama edilizia.
Si chiama estrazione.
Si chiama sviluppo.
Si chiama opportunità economica.

Parole rassicuranti.

Tecniche.

Quasi gentili.

Arrivano gli studi.
Le valutazioni.
I pareri.

E poi il timbro:

PARERE FAVOREVOLE.

Sempre quello.

Sempre rassicurante.

Peccato che il territorio non sia una zona industriale piatta.

È Appennino.

Pendii.
Crinali.
Un lago artificiale.
Un equilibrio delicato che chi vive lì conosce bene, anche senza laurea.

E allora la domanda diventa semplice.
Talmente semplice da sembrare scomoda:

Se qualcosa va storto, chi paga?

Chi firma?
No.

Chi incassa?
No.

Paga chi vive lì.

Sempre.

Il negoziante.
Il pensionato.
La famiglia con il mutuo.
Chi vede la casa perdere valore.
Chi vede il turismo sparire.
Chi resta con il territorio segnato.

I danni veri non sono solo tecnici.

Sono sociali.

E quelli non li risarcisce nessuno.


Il punto non è essere contro tutto.
Non è dire “no” per partito preso.

Il punto è un altro.

Se un rischio è noto,
se il territorio è fragile,
se i dubbi esistono,

allora non puoi comportarti come se stessi autorizzando un gazebo in giardino.

Perché qui non si gioca con un modulo.

Si gioca con la vita delle persone.

Con i loro soldi.

Con il loro futuro.


Niscemi ci ha insegnato una cosa semplice:

non basta sapere.

Bisogna avere il coraggio di fermarsi.

Perché il rischio ignorato non sparisce.

Aspetta.

E presenta il conto.


Forse la frase più onesta sarebbe questa:

Se è davvero sicuro, metteteci sopra la vostra casa. Non la mia.

Perché in Italia succede sempre la stessa magia:

il profitto è privato,
la firma è pubblica,
il rischio è dei cittadini.

E quando senti dire
“il pericolo si sapeva”

ormai è troppo tardi.

Sempre.