
Un episodio documentato che racconta la furia nazista e la memoria di due vittime innocenti
«Quella che segue non è leggenda né racconto tramandato a voce, ma una storia documentata, ricostruita grazie a testimonianze dirette e fonti storiche locali.»
Nell’autunno del 1943 la guerra non era più un’eco lontana.
Era entrata nella valle del Sangro.
Montenerodomo, borgo arroccato sulle montagne, si ritrovò improvvisamente dentro la guerra, non più spettatore ma parte di uno scenario che travolgeva ogni cosa.
Ad ottobre un contingente tedesco si installò nei pressi del paese, requisendo alcune case per farne il comando della guarnigione e dei servizi logistici. Alla popolazione fu imposto di consegnare beni, collaborare ai lavori, piegarsi agli ordini.
Era il segno che quei monti, apparentemente remoti, erano diventati un tassello della Linea Gustav, il sistema difensivo costruito per fermare l’avanzata alleata.
Gli uomini validi scelsero la fuga.
Si rifugiarono nei boschi.
Il bestiame, ricchezza essenziale per le famiglie, venne nascosto a Paganello e a Monte Maio, tra gli stessi alberi che accoglievano anche profughi provenienti da Sulmona e da altri centri già colpiti dai bombardamenti.
La “terra bruciata”
A novembre la situazione precipitò.
Le razzie, gli ordini di sgombero, le violenze si fecero più frequenti.
Più dure.
Più arbitrarie.
Si passò alla “terra bruciata”.
Non era solo un modo di dire.
Era una strategia precisa.
Distruggere tutto.
Non lasciare nulla.
Case, stalle, fienili, scorte di grano, mulini.
Gli abitanti venivano cacciati, gli animali abbattuti o requisiti, i campi dati alle fiamme.
Non si trattava solo di guerra.
Era cancellazione.
Per impedire ai partigiani e agli Alleati di trovare rifugi.
Per spezzare ogni forma di resistenza.
Per lasciare dietro di sé un territorio vuoto, ostile, disabitato.
A Montenerodomo questo significò una cosa sola.
Il paese venne incendiato, partendo dal rione San Vito.
Casa dopo casa.
Non fu un gesto improvviso.
Fu metodo.
La popolazione si disperse tra i boschi o verso la valle.
Le famiglie si divisero.
La fame diventò compagna quotidiana.
Il 30 novembre 1943
È in questo contesto che si inserisce uno degli episodi più dolorosi.
Il 30 novembre 1943, due giovani del paese colpirono involontariamente un mulo appartenente ai tedeschi.

Un animale.
Un incidente.
Ma in guerra non esistono incidenti.
Il mulo era parte della logistica militare.
E la reazione fu immediata.
Otto o nove soldati risalirono la strada verso Porta di Casale, sparando all’impazzata verso il bosco dove molti uomini si erano nascosti.
Non cercavano un colpevole.
Colpivano.
Secondo la testimonianza di Maria Rossi (d’Cherubine), sfollata con altre famiglie nella Masseria Carozza, i colpi raggiunsero Donato Di Luca, che morì sul posto.
Altri tentarono di fuggire.
Tra loro Michele Rossi, Cherubino Carozza e Nicola Lalli.
Ma anche Lalli fu colpito.
E non si rialzò più.
Due uomini uccisi.
Non in battaglia.
Ma per una reazione cieca.
Un mulo.
E la violenza diventò morte.
Memoria di un paese in guerra
Quell’episodio non fu isolato.
Si inseriva in un quadro più ampio fatto di distruzione, paura e fuga che segnò Montenerodomo e i paesi vicini tra l’autunno del 1943 e l’inverno del 1944.
Case rase al suolo.
Popolazione dispersa.
Anziani e malati costretti a camminare.
Famiglie separate.
Eppure, dentro tutto questo, qualcosa resistette.
Donne che condividevano il poco cibo.
Uomini che proteggevano ciò che restava.
Bambini che imparavano troppo presto cosa fosse la guerra.
Una resistenza silenziosa.
Senza armi.
Ma reale.
Ricordare Donato Di Luca e Nicola Lalli significa restituire un nome a quella storia.
Non sono numeri.
Sono vite.
Montenerodomo sopravvisse alla “terra bruciata”.
Ma non dimenticò.
E raccontare oggi quelle storie significa una cosa sola:
impedire che il silenzio cancelli ciò che è stato.
Fu l’inizio di una lunga serie di uccisioni che il popolo di Montenerodomo pagò a caro prezzo.
Commenti
One response to “Capitolo 8 – Montenerodomo, novembre 1943: il mulo, le fucilate, la “terra bruciata””
[…] ← Torna al capitolo 6 – Vai al Capitolo 8→ […]