Rosa Gentile – Una vita tra Montenerodomo e l’Australia

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✨ “Un lume acceso a Montenerodomo, una nave verso l’Australia. La luce che unisce casa e lontananza non si spegne mai.”

👉 Testimonianza raccolta per la rubrica “Monteneresi in the World”

Quella che segue è la memoria di Rosa Gentile, figlia di Maria di “Panacce” e di Francesco “d’Unghio”.
Dalla guerra vissuta a Montenerodomo fino all’emigrazione in Australia, la sua storia racconta sacrifici, speranze e radici che non si spengono mai.

Avevo quindici anni quando la guerra arrivò a Montenerodomo. I tedeschi fecero saltare con le mine il paese e anche la nostra casa. Fummo costretti a rifugiarci in masseria. Quando tornammo, mi ammalai di tifo. Sembrava fosse arrivata la mia ora, ma un soldato americano diede delle pastiglie a mia madre: la febbre scese e guarìi.

Poco dopo rientrò mio padre dall’Inghilterra, dove era stato prigioniero. Prima di tornare a Montenerodomo si fermò a Bari, dove si trovavano i miei fratelli Enrico e Fedele. Lì c’era anche Domenico Gentile, il mio fidanzato. Domenico approfittò dell’occasione e disse a mio padre che lui era il mio “sposo”. I miei genitori però non volevano quel matrimonio. Così, quando Domenico tornò da Bari, ci accordammo e scappammo insieme.

Andammo ad abitare nella casa di Norina e Cosimo di Nicomé, a San Vito, cugini di Domenico. Dopo tre mesi eravamo sposati e vivevamo con i miei suoceri. Lì nacquero i miei primi due figli, Carlo e Maria, battezzati da Filomena di Mastantonje e da Antonio di Muschitt.


La fatica del dopoguerra

Dopo la guerra, a Montenerodomo non c’era lavoro. Domenico partì per il Belgio, dove lavorò nelle miniere insieme a mio fratello Michele. Decisero di tornare prima che la miniera crollasse, salvandosi per poco. Capimmo che per avere un futuro bisognava emigrare.

👉Qui la vicenda di Rosa e Domenico si unisce a quella di tanti monteneresi. Le miniere del Belgio furono la prima dura tappa di centinaia di uomini del paese: il buio sotto terra, la fatica quotidiana, il rischio di non tornare a casa. Un passaggio che ha segnato una generazione intera.

Con l’aiuto di Pietro Carozza, che ci fece le carte, Domenico partì nel 1955 per l’Australia con la nave Castel Felice. Tre anni dopo, io lo raggiunsi con i bambini Carlo e Maria, viaggiando sulla nave Oceania.

Quando arrivammo al porto di Fremantle, nel Western Australia, non trovammo nessuno ad aspettarci. Carlo, che era piccolo, disse: “Mamma, dobbiamo tornare alla Portella perché papà non viene”. Poco dopo arrivò Domenico, trafelato: non era riuscito a fare in tempo perché stava pitturando la casa ogni sera dopo il lavoro. Quella stessa notte organizzò una festa per accoglierci con tutti i paesani.


La vita nuova in Australia

Per guadagnare di più, Domenico andò a lavorare a Darwin, nel nord dell’Australia, dove il clima tropicale lo fece dimagrire così tanto da sembrare un altro uomo.

👉Sono immagini forti, che parlano del sacrificio degli emigranti: il corpo segnato dal lavoro, la lontananza dai propri cari, la nostalgia della terra lasciata. Ma anche la forza di ricominciare ogni volta, tipica dei monteneresi nel mondo.

Con pazienza e sacrifici costruimmo la nostra prima casa. Nel 1966 nacque il nostro terzo figlio, Franco. Poi i figli crebbero, si sistemarono, e la nostra famiglia visse unita e in pace, anche se oggi piangiamo l’assenza di mio marito e di mio figlio Carlo.

Ormai la nostra terra è l’Australia, ma il cuore è sempre rivolto a Montenerodomo. Sono tornata in Italia sette volte: cinque con mio marito e due da sola. Ogni volta ho ritrovato amici e paesani, momenti di festa e di condivisione.


Una donna di Montenerodomo in Australia

Anche dopo tutti questi anni in Australia, ho mantenuto le tradizioni del mio paese: nel cibo, nei valori della famiglia, nel legame con la comunità. Posso dire, con orgoglio, di essere ancora una donna di Montenerodomo.

👉Le parole di Rosa ci ricordano che l’identità non si misura con i chilometri. Ovunque siano andati, i monteneresi hanno portato con sé il paese, trasformando la nostalgia in forza e la memoria in futuro.


📖 Questo racconto fa parte delle storie di emigrazione montenerese: memorie di sacrifici, di partenze e di radici che restano vive ovunque nel mondo.

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