✊ I sindacati, le bandiere e la memoria smarrita

C’è una domanda semplice, quasi ingenua, che ogni tanto torna a galla:
perché i sindacati sono sempre divisi, se dicono di difendere tutti i lavoratori?

È una domanda che brucia come un ferro vecchio: arrugginita, ma ancora capace di scottare.

La logica dell’unione… divisa

In teoria, il sindacato nasce per unire chi da solo non ha voce.
In pratica, oggi ne abbiamo una decina di sigle principali, ciascuna con la sua linea, la sua festa, il suo segretario e la sua bandiera.
C’è chi parla di “dialogo”, chi di “lotta”, chi di “concertazione”.
Il risultato? Una sinfonia di megafoni in cui ognuno canta una strofa diversa — e spesso controtempo.

Non si contano più le manifestazioni “separate ma solidali”: tre cortei nello stesso giorno, tre comunicati diversi, tre toni diversi.
Alla fine, il datore di lavoro può anche ringraziare: “Meno male che non si mettono d’accordo.”

Quando il lavoro cambiava, loro no

Negli anni ’60 e ’70 il sindacato era spina dorsale di un’Italia che cresceva e lottava.
Oggi, mentre il lavoro è diventato precario, liquido, digitale e spesso invisibile, molti sindacati sembrano fermi al secolo scorso.
Parlano ancora di “fabbrica”, ma il ragazzo del call center o la rider con lo zaino non sanno nemmeno dove sia.

Nel frattempo, tra tesseramenti e congressi, si è perso qualcosa di più prezioso di un contratto:
la credibilità.
Difendere i lavoratori non significa solo sedersi ai tavoli, ma stare nei luoghi dove il lavoro cambia — coworking, piattaforme, freelance, sanità, scuola, turismo.
E non sempre la presenza c’è.

Le divisioni che piacciono al potere

Il potere, da sempre, ama chi si divide.
Tre sindacati al posto di uno sono tre interlocutori da mettere in concorrenza.
Si chiama “divide et impera”, e funziona ancora benissimo.
Oggi basta una diretta Facebook o un comunicato stampa per trasformare la solidarietà in concorrenza interna.

Ogni divisione, poi, è giustificata da “principi”: la linea più dura, quella più responsabile, quella più moderna.
Ma alla fine chi ci perde sono sempre gli stessi: i lavoratori, che non sanno più chi davvero li rappresenti.

Cosa resta

Restano le piazze semivuote, le bandiere sbiadite, gli slogan che suonano stanchi.
E resta, però, la necessità antica e sacra di unire chi lavora.
Perché se non lo fa il sindacato, lo farà qualcun altro — e non per solidarietà, ma per profitto.

Forse la risposta alla domanda iniziale è dolorosa ma semplice:
i sindacati sono divisi perché hanno smesso di credere che la forza venga dall’insieme, non dal logo.

E allora?

Allora basterebbe ripartire da un’idea dimenticata:
il lavoro non ha colore, né tessera. Ha solo dignità.
E quella, se la si difende davvero, non conosce sigle.


💬 “Unirsi è un diritto, dividersi è un lusso che i lavoratori non possono più permettersi.”
Il Sognatore Lento

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