1-Il bigliardino a Montenerodomo

Tre episodi di crescita a Montenerodomo

Episodio 1

Il calcio balilla
I tornei improvvisati e una comunità che imparava a stare insieme
Quando bastavano due aste per stare insieme

A Montenerodomo il calcio balilla non era solo un gioco.
Era un punto di incontro. Un’abitudine. Un modo semplice per stare insieme.

Il bigliardino stava nei bar, nei circoli, in qualche stanza adattata allo scopo. Non importava dove fosse: quando c’era, attirava. Bastava una pallina e qualcuno che dicesse “facciamo una partita”.

Ci giocavano i più piccoli, spesso sulle punte dei piedi.
Ci giocavano i ragazzi.
E a volte anche gli adulti, che iniziavano per scherzo e finivano per restare.

Non esistevano categorie, ma tutti sapevano chi era forte, chi stava imparando, chi aveva il colpo secco e chi giocava d’istinto. Si cambiava squadra, si osservava, si imparava. Nessuno restava fuori.

E poi arrivavano i tornei.
A volte annunciati.
A volte nati sul momento, da una frase buttata lì:
“Facciamo un girone?”

Tabelloni scritti a mano, partite seguite da chi passava, commenti a bassa voce, concentrazione vera. Si giocava sul serio, ma senza cattiveria. Vincere contava, ma contava di più come si vinceva.

C’erano regole non scritte, ma sacre:
niente giri di asta,
niente furbizie,
niente polemiche inutili.

Chi non le rispettava, smetteva di giocare.
Semplice.
Era una piccola scuola di rispetto, senza lezioni e senza prediche.

Oggi molti monteneresi sono lontani.
Ma quel ricordo è comune a tutti.

Un bigliardino.
Qualche torneo improvvisato.
E la sensazione che bastasse poco per sentirsi parte di qualcosa.


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