
(Il Sognatore Lento)
Il sentiero dentro l’Isola-Luna era più stretto di quanto Jim immaginasse.
Non era un sentiero cattivo.
Non era un sentiero pieno di spine o di pericoli.
Era un sentiero… che ti faceva camminare piano.
Le pietre erano lisce, ma umide.
Le foglie erano grandi, e ogni tanto sfioravano le braccia come mani gentili.
Il bosco, intorno, sembrava più fitto rispetto a quello che avevano visto prima.
E soprattutto… c’era una cosa nuova.
Jim non sentiva più la spiaggia dietro di sé.
Non sentiva più il mare vicino.
Non sentiva più il canto del Vento Blu.
Era come se il mondo avesse chiuso la porta piano, senza fare rumore.
Jim camminava davanti.
Capitan Long John lo seguiva, con passo lento, senza dire nulla.
E Jim, anche se non voleva ammetterlo…
sentiva qualcosa nel petto.
Non era un dolore.
Non era un problema.
Era un nodo piccolo, come un fiocco stretto.
Jim deglutì.
«Long John?» chiese piano.
Il pappagallo alzò la testa.
«Mh?»
Jim esitò.
«Io…» disse.
«Io credo che…»
Non finì la frase.
Perché era difficile dire certe cose ad alta voce.
Capitan Long John lo guardò senza fretta.
«Dillo» disse.
«Il bosco ascolta piano. Ma ascolta.»
Jim inspirò.
«Io credo che ho paura.»
Lo disse.
E nel momento in cui lo disse, successe una cosa strana:
la paura non diventò più grande.
Diventò più piccola.
Come se fosse stata un mostriciattolo nascosto sotto un letto…
e adesso, alla luce, sembrasse solo un calzino.
Capitan Long John annuì.
«Bravo» disse.
«Adesso sì che sei coraggioso.»
Jim si fermò.
«Ma come?» chiese.
«Se ho paura… non sono coraggioso.»
Long John fece un passo e si mise accanto a lui.
«Jim» disse.
«Il coraggio non è non avere paura.»

Fece una pausa.
«Il coraggio è camminare anche quando la paura viene con te.»
Jim guardò avanti.
Il sentiero continuava.
Non si vedeva la fine.
«Ma… perché mi viene adesso?» chiese.
«Prima ero felice. Prima ridevo. Prima… era tutto facile.»
Long John sbatté piano le ali, come se stesse pensando.
«Perché prima avevi una X» disse.
«E adesso no.»
Jim abbassò lo sguardo sulla mappa.
La teneva ancora in tasca, ma non la tirava fuori.
Era come se avesse paura anche di guardarla.
«E se sbaglio strada?» sussurrò.
Long John non rispose subito.
Si chinò e raccolse un rametto da terra.
Lo mise davanti a Jim.
«Vedi questo?» chiese.
Jim annuì.
«Questo rametto ha paura di diventare un albero?» domandò Long John.

Jim si confondeva.
«No…» rispose. «Un rametto non pensa.»
Long John sorrise.
«Esatto» disse.
«Ma tu sì. E questa è la differenza tra un bambino e un sasso.»
Fece una pausa.
«La paura viene quando il cuore capisce che qualcosa conta davvero.»
Jim rimase in silenzio.
Camminarono ancora un po’.
Poi il sentiero fece una curva.
E lì, in mezzo a due rocce alte, c’era un punto più scuro.
Non era un buco.
Non era una grotta.
Era solo un tratto dove gli alberi si stringevano, e la luce entrava meno.
Jim rallentò.
Il nodo nel petto tornò a tirare.
Capitan Long John lo notò.
«Eccola» disse piano.
Jim lo guardò.
«Chi?» chiese.
Long John indicò il punto scuro.
«La Paura che Non Fa Male.»
Jim strinse le mani.
«È lì?» chiese.
Long John annuì.
«Sì.»
Poi aggiunse:
«Non fa male. Ma ti mette alla prova.»
Jim guardò quel tratto di sentiero come se fosse un animale nascosto.
«E com’è fatta?» chiese.
Long John fece una faccia seria.
«Non ha denti» disse.

«Non ha artigli.»
Fece una pausa.
«Ha solo una voce piccola che dice: “E se…”»
Jim sentì un brivido.
Perché era vero.
Dentro di lui c’era una vocina che diceva:
E se non sono capace?
E se mi perdo?
E se Long John mi lascia?
E se non torno?
Jim si fermò.
«Long John…» sussurrò.
«E se…»
Il pappagallo lo interruppe con dolcezza.
«Shhh.»
Poi disse:
«Non ascoltare tutto quello che pensi.»
Jim lo guardò confuso.
«Ma… se lo penso… allora è vero.»
Long John scosse la testa.
«No.»
«A volte il cervello fa rumore.»
Fece una pausa.
«Il cuore invece… parla meglio.»
Jim respirò.
Capitan Long John fece un passo avanti.
Poi si fermò.
«Non posso camminare al posto tuo» disse.
«Ma posso stare qui.»
Jim lo guardò.
Long John gli fece un cenno con l’ala.
«Non devi scacciarla» disse.
«Non devi combatterla.»
«Devi solo… portarla con te, come uno zainetto leggero.»
Jim abbassò lo sguardo.
Poi fece una cosa semplice.
Si mise una mano sul petto.
Sentì il cuore.
Tump-tump.
Tump-tump.
Era lì.
Forte.
Presente.
Jim alzò la testa.
«Va bene» disse piano.
«Paura… puoi venire.»
Fece un sorriso tremante.
«Ma io cammino lo stesso.»
E successe.
Il nodo nel petto non sparì.
Ma si sciolse un po’.
Come un laccio che smette di stringere.
Jim fece un passo dentro il tratto più scuro.
Poi un altro.
La luce era meno, sì.
Ma non era buio.
E dopo pochi metri…
la luce tornò.
Il sentiero si allargò leggermente.
Il vento entrò di nuovo.
E tra le foglie, un raggio di sole scese come una carezza.
Jim si fermò e guardò indietro.
«È finita?» chiese.
Long John annuì.
«Per adesso» disse.
Jim respirò, come se avesse fatto una corsa.
Poi sorrise.
«Non mi ha fatto male» disse.
Long John rise.
«Te l’avevo detto» rispose.
«È una paura buona.»
Fece una pausa.
«È la paura che ti fa diventare grande senza farti male.»
Jim guardò avanti.
Il sentiero continuava.
E per la prima volta, Jim capì una cosa importantissima:
la paura non era un muro.
Era una porta.
E lui aveva appena imparato ad attraversarla.
(di Il Sognatore Lento)
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