
Tra paure nazionali e mercati globali: perché l’Europa non può più permettersi di restare divisa
C’è qualcosa di paradossale in quello che sta accadendo attorno a UniCredit e Commerzbank.
Da anni l’Europa parla di integrazione, mercato unico, competitività globale, autonomia strategica, difesa economica comune.
Poi però, quando una grande banca europea prova a crescere dentro l’Europa… improvvisamente tornano i confini.
La Germania teme l’Italia.
L’Italia teme la Francia.
La Francia teme chiunque possa entrare nei propri asset strategici.
E così continuiamo a restare frammentati, piccoli rispetto ai giganti globali, mentre gli Stati Uniti e la Cina costruiscono gruppi finanziari, industriali e tecnologici sempre più enormi e competitivi.
La verità è che oggi nessun Paese europeo, da solo, può reggere la sfida mondiale.
Non nel credito.
Non nella tecnologia.
Non nell’energia.
Non nell’intelligenza artificiale.
Non nella finanza.
Eppure continuiamo a ragionare come se fossimo ancora nel Novecento:
“questa banca è nostra”,
“questa azienda è tedesca”,
“questa è italiana”.
Ma i mercati globali non funzionano più così.
Se davvero vogliamo un’Europa forte, dobbiamo iniziare ad accettare un concetto semplice:
un gruppo europeo forte non è una minaccia.
È una necessità.
Perché mentre noi discutiamo se una banca italiana possa entrare in Germania, i colossi americani e cinesi si muovono su scala planetaria, con capitali enormi, potenza finanziaria e strategie coordinate.
L’Europa rischia di diventare un continente ricco… ma irrilevante.
E allora forse la domanda vera non è:
“Perché UniCredit vuole entrare in Commerzbank?”
La domanda è:
“Perché l’Europa ha ancora paura di diventare davvero europea?”
—
Nicola Tamburrino
Il Sognatore Lento
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