La transizione verde a senso unico

“Mentre il mondo predica la transizione verde, la Cina nel 2025 ha messo in funzione oltre 50 nuove grandi unità elettriche a carbone.”

Detta così sembra una provocazione.
In realtà è un dato reale.

E allora la domanda diventa inevitabile:
la transizione ecologica è davvero globale…
oppure ci sono Paesi che possono permettersi di continuare a crescere mentre altri devono rallentare?

La Cina oggi è contemporaneamente:

  • il più grande investitore mondiale nelle energie rinnovabili;
  • il più grande produttore di pannelli solari;
  • il più grande mercato dell’auto elettrica;
  • e anche il più grande consumatore mondiale di carbone.

Nel 2025 ha collegato alla rete circa 78 GW di nuova capacità a carbone, mentre contemporaneamente aumentava in modo gigantesco anche eolico e solare.

Questo è il punto che spesso viene raccontato male:
la Cina non sta scegliendo “o carbone o rinnovabili”.
Sta facendo entrambe le cose.

Costruisce centrali a carbone come garanzia industriale e strategica.
Nel frattempo invade il mercato mondiale con tecnologie verdi.

E qui nasce il paradosso.

In Europa si chiede:

  • di eliminare auto termiche;
  • di limitare caldaie;
  • di aumentare tasse ambientali;
  • di imporre vincoli agricoli e industriali;
  • di ridurre consumi energetici.

Mentre altrove si continua a produrre energia a basso costo per sostenere industria, export e crescita.

Non è negazionismo climatico dirlo.
È geopolitica.

Perché la vera questione non è soltanto “chi inquina”.
La vera questione è:
chi può permettersi di produrre,
e chi invece rischia di deindustrializzarsi nel nome di regole che non tutti applicano allo stesso modo.

La Cina, dopo i blackout del 2021-2022, ha deciso che la sicurezza energetica viene prima di tutto.

L’Europa invece sembra spesso convinta che basti approvare norme per cambiare il mondo.
Ma il mondo non cambia con gli slogan.
Cambia con gli equilibri economici.

E mentre noi discutiamo di tappi attaccati alle bottiglie,
altre potenze costruiscono centrali, miniere, industrie strategiche e reti energetiche immense.

Naturalmente il problema climatico esiste.
Negarlo sarebbe stupido.

Ma esiste anche un altro problema:
la competizione globale.

Perché se un continente riduce produzione, industria e capacità energetica,
mentre altri continuano a espandersi,
alla fine non salva il pianeta.
Rischia semplicemente di diventare più debole.

La transizione ecologica può funzionare soltanto se è:

  • realistica;
  • graduale;
  • condivisa;
  • e soprattutto equilibrata.

Altrimenti diventa una gara dove alcuni corrono con il freno tirato…
mentre altri costruiscono nuove centrali e vendono pure le batterie al resto del mondo.

Qui discutiamo del tappo legato alla bottiglia… mentre altrove legano direttamente nuove centrali a carbone alla rete elettrica.


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