Sanità nel Sangro-Aventino, il tempo delle responsabilità: quando a pagare sono sempre i cittadini

Tutti cercano un responsabile, ma alla fine il conto lo pagano sempre i più deboli.

La vicenda della sanità nel Sangro-Aventino non può essere raccontata soltanto come una contrapposizione tra i sindaci e la Asl. Sarebbe una lettura troppo semplice e riduttiva.

La questione riguarda il futuro di un intero territorio, quello delle aree interne, dove ogni servizio che viene indebolito non rappresenta soltanto un numero su un documento amministrativo, ma un problema concreto nella vita quotidiana delle persone.

Oggi 13 sindaci del comprensorio chiedono alla Asl di rivedere l’Atto aziendale, di ripristinare le visite specialistiche e di difendere la Radiologia territoriale. Una richiesta che nasce dalla preoccupazione per un progressivo impoverimento dei servizi sanitari e dal timore che la Casa della Comunità prevista a Casoli possa perdere quella funzione per cui era stata programmata.

Una struttura sanitaria, infatti, non può essere valutata soltanto dai muri, dagli spazi o dalle inaugurazioni ufficiali. Una Casa della Comunità ha senso solo se al suo interno ci sono medici, specialisti, diagnostica, assistenza e capacità concreta di prendere in carico i cittadini.

Ma la domanda che oggi molti si pongono è inevitabile: come si è arrivati a questo punto?

Perché la situazione attuale non nasce soltanto dalle ultime decisioni. È il risultato di anni nei quali il tema delle aree interne è stato spesso affrontato con promesse, annunci e programmi che troppo spesso non hanno trovato piena attuazione.

I sindaci oggi hanno il dovere di difendere il proprio territorio e di chiedere risposte alla Asl e alla Regione. Ma anche la politica locale deve interrogarsi: negli anni è stata esercitata tutta la pressione necessaria per impedire il progressivo indebolimento dei servizi? Le istituzioni hanno saputo fare squadra quando ancora c’era tempo per intervenire?

La Asl ha una responsabilità precisa: organizzare i servizi sanitari, garantire il personale, assicurare che la programmazione venga rispettata e che le strutture territoriali non rimangano soltanto sulla carta.

La Regione ha però una responsabilità politica ancora maggiore. La sanità è una delle sue principali competenze e le aree interne non possono essere ricordate soltanto quando si parla di spopolamento o durante le campagne elettorali.

Un territorio con tanti piccoli comuni, una popolazione anziana e collegamenti difficili con gli ospedali ha bisogno di una strategia chiara. La sanità territoriale non può essere considerata un costo da ridurre, ma un investimento per garantire uguaglianza tra cittadini.

E anche la politica tutta, senza distinzione di partito, deve assumersi le proprie responsabilità.

Per anni si è parlato della necessità di difendere i piccoli centri, contrastare lo spopolamento e garantire gli stessi diritti a chi vive nelle zone interne rispetto a chi abita nelle città. Ma il diritto alla salute non può rimanere soltanto una dichiarazione di principio scritta nei programmi elettorali.

Perché alla fine le conseguenze non ricadono sulle istituzioni, sulle riunioni o sui documenti.

Ricadono sulle persone.

Ricadono sull’anziano che deve trovare qualcuno disposto ad accompagnarlo lontano per una visita specialistica. Ricadono sulla famiglia costretta a organizzarsi per un esame o una terapia. Ricadono sul cittadino che aspetta mesi per una prestazione che dovrebbe essere garantita vicino casa.

Il problema non è soltanto salvare una Radiologia o recuperare alcune specialistiche mancanti.

Il problema più grande è capire quale futuro si vuole dare a un territorio come il Sangro-Aventino.

Si vuole ancora garantire una sanità vicina alle persone oppure si accetta lentamente che i piccoli comuni perdano servizi fondamentali?

Una Casa della Comunità non si misura dai metri quadrati.

Non si misura dagli annunci.

Non si misura dalle inaugurazioni.

Si misura dalle risposte che riesce a dare ai cittadini.

E oggi resta una domanda alla quale la politica, a tutti i livelli, deve dare una risposta: chi difenderà davvero il diritto alla salute di chi vive nelle aree interne?

Perché, come troppo spesso accade, a pagare il prezzo delle scelte sbagliate o delle mancate decisioni saranno sempre gli stessi: i cittadini comuni, soprattutto i più deboli, gli anziani, le famiglie in difficoltà e chi vive lontano dai grandi centri.


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