
in Il Vate e la sua terra
Nel 1915, Gabriele D’Annunzio fece il suo ritorno in Italia dopo un lungo periodo di esilio in Francia. Questi anni in terra francese erano stati un periodo di riflessione e, soprattutto, di creazione artistica, ma anche di difficoltà economiche. Sebbene avesse ottenuto alcuni successi letterari e teatrali, D’Annunzio era ormai indebitato e il suo nome era legato a scandali che lo avevano allontanato dalle sfere di potere italiane. Tuttavia, con la guerra che infuriava in Europa e l’Italia che lottava con la decisione di entrare nel conflitto, D’Annunzio tornò nel paese con una nuova determinazione: fare di quella guerra l’occasione per il riscatto nazionale.
L’Italia del 1915 era divisa tra chi sosteneva l’intervento nella guerra e chi, come i neutralisti, temeva le conseguenze di un conflitto mondiale. D’Annunzio, che durante il suo soggiorno a Parigi aveva avuto modo di approfondire i temi della grandezza e dell’eroismo, si fece portavoce della causa interventista. Credeva che solo attraverso la guerra l’Italia avrebbe potuto riscoprire la sua grandezza storica e culturale, unendosi attorno all’ideale di un “risorgimento” che doveva rinnovare la nazione.
Poco dopo il suo ritorno, a febbraio del 1915, D’Annunzio incontrò Benito

Mussolini a Roma, un incontro che sarebbe risultato determinante per entrambi. Mussolini, già un fervente sostenitore dell’interventismo, vedeva in D’Annunzio una figura che avrebbe potuto infiammare le masse italiane, mentre il poeta riconosceva in Mussolini un uomo di azione, capace di trasformare in realtà il suo ideale di una nazione forte e unita. L’incontro fu un’occasione per entrambi di rafforzare le loro posizioni e di confrontarsi su come portare l’Italia in guerra. D’Annunzio si fece alleato di Mussolini, anche se con una certa autonomia, considerando il fascismo non come una strada definitiva ma come un cammino che avrebbe aiutato l’Italia a riscoprire il suo destino.
Il confronto tra i due, pur segnato dalle differenze politiche, fu il primo passo per una collaborazione che avrebbe preso forza nei mesi successivi. D’Annunzio, con la sua oratoria infuocata, e Mussolini, con la sua determinazione politica, diventarono i portavoce del movimento interventista, pronto a spingere l’Italia a entrare in guerra.
Il punto di svolta avvenne il 3 maggio 1915, quando D’Annunzio pronunciò il suo celebre discorso a Genova durante l’inaugurazione del monumento ai Mille a Quarto. Il discorso non fu solo una celebrazione della storia risorgimentale dell’Italia, ma un appello diretto e urgente per l’ingresso in guerra. Genova, con il suo simbolismo garibaldino, fu il luogo perfetto per questo appello. D’Annunzio, di fronte a una folla entusiasta, disse parole che avrebbero infiammato il cuore di milioni di italiani, spingendoli a rispondere al richiamo del conflitto.
“Maestà del Re d’Italia, assente e presente; Popolo grande di Genova, Corpo del risorto San Giorgio; Liguri delle due riviere e d’oltregiogo; Italiani d’ogni generazione e d’ogni confessione… l’unica madre, gente nostra, sangue nostro, fratelli;… dalla maestà del Re all’operaio rude, noi ci sentiamo tremare d’amore come un’anima sola… O beati quelli che più danno perché più potranno dare, più potranno ardere… Beati i giovani affamati di gloria, perché saranno saziati.”
Le sue parole risuonarono come un richiamo non solo alla guerra, ma a una nuova Italia, pronta a sacrificarsi per risorgere. Con il discorso di Genova, D’Annunzio fece dell’Italia una nazione unita dalla passione, dalla determinazione e dal senso di sacrificio. La sua oratoria, che aveva unito la sua arte alla politica, divenne un motore di mobilitazione. La guerra non era più una minaccia lontana, ma una necessità che il popolo doveva accogliere come una missione, come una chiamata per la rinascita della nazione.
Il discorso di D’Annunzio a Genova non solo anticipò la decisione del governo italiano, ma la accelerò. Il 23maggio 1915, solo pochi giorni dopo, l’Italia

dichiarò guerra all’Austria-Ungheria, mettendo fine a mesi di indecisione e avviandosi verso il conflitto. L’entrata in guerra rappresentò per D’Annunzio la realizzazione di un sogno: l’Italia sarebbe finalmente stata unita dalla causa della grandezza, e il poeta avrebbe avuto il suo ruolo in prima linea, pronto a fare sacrifici per una causa che considerava sacra.
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Prima Parte – Il fuoco
👉 Capitolo Premessa e prefazione |
👉Capitolo 2 – Il liceo e le prime fughe |
👉Capitolo 3 – Roma e la nascita del poeta|
👉Capitolo 4 – La gloria e la seduzione: 1890-91 |
👉Capitolo 5 – Gli anni della passione e della gloria (1892–1894)
👉Capitolo 6 – L’apice della gloria: 1895-1897|
👉Capitolo 7 – Il poeta e la nazione: 1896–1900 |
👉Capitolo 8 – L’addio e l’eterno: D’Annunzio e la Duse (1900–1904) |
👉Capitolo 9 – Il ritorno alla terra e il mito di Iorio (1904–1907)|
👉Capitolo 10 – Gli anni dell’assedio e de “La Nave” (1908–1909)
👉 Capitolo 11 – Il ritorno e l’attesa del destino (1910–1914)|
👉Capitolo 12 – Il ritorno alla patria e la fiamma interventista|
👉Capitolo 13 – Il poeta in uniforme: nascita del mito del combattente
👉Capitolo 14 – Il poeta dell’aria: quando il coraggio prende le ali|
👉Capitolo 15 – L’occhio dell’eroe: la notte che cambiò il destino|
👉Capitolo 16 – La ferita che scrive: nascita del Notturno|
👉Capitolo 17 – La voce del Piave: quando il dolore si fa grido di vittoria |
👉Capitolo 18 – Il folle volo: Vienna, la sfida impossibile|
👉Capitolo 19 – il sogno di Fiume: quando la patria diventa una città|
👉Capitolo 20 –Il Natale di Sangue: il giorno in cui il sogno fu ferito
Seconda Parte – Dopo il fuoco
👉 Capitolo 21 – Il silenzio dopo il mito |
👉Capitolo 22 – Il Vittoriale: la prigione dorata |
👉Capitolo 23 – Il poeta e il Duce: vicinanza senza obbedienza |
👉Capitolo 24 – L’uomo solo|
👉Capitolo 25 – Il profeta inascoltato |
👉Capitolo 26 – Il tempo che lo supera |
👉Capitolo 27 – La morte del Vate |
👉Capitolo 28 – Epilogo
Apparati finali
👉 Capitolo 29 – Gabriele D’Annunzio – Vita e opere (cronologia affiancata)| 👉 Capitolo 30 – Nota d’autore |
👉Capitolo 31 – Perché raccontare D’Annunzio oggi

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