Val di Sangro: il tavolo è servito, la strada no

Convocazioni ministeriali e ringraziamenti rituali: mentre la Fondovalle aspetta ancora fatti, non parole.

La convocazione di un tavolo ministeriale sulla viabilità della Val di Sangro, annunciata in queste ore e riportata dagli organi di stampa, è una notizia che il territorio aspettava da tempo.
Non tanto per entusiasmo, quanto per consuetudine: quando una strada si deteriora, in Italia la prima cosa che si sistema è sempre il tavolo.

Un tavolo di confronto, naturalmente.
Che negli anni ha assunto una funzione tutta sua: non ripara buche, ma assorbe tensioni. Non accorcia i tempi, ma li redistribuisce. Non risolve, ma rinvia con metodo.

Eppure la Fondovalle Sangro non è una questione teorica né una metafora infrastrutturale.
È un’arteria reale, percorsa ogni giorno da lavoratori, mezzi pesanti, studenti, famiglie.
Collega la costa alle aree interne e sostiene uno dei principali poli produttivi dell’Abruzzo.
Quando funziona male, non crea solo disagi: crea isolamento.

Il punto centrale, infatti, resta uno solo e non cambia con il passare delle legislature: le infrastrutture non possono vivere di promesse a scadenza.
Anche dopo il completamento del nuovo tracciato, il recupero della vecchia Fondovalle non sarà un capitolo archiviabile, ma una scelta strategica per sicurezza, resilienza e sviluppo delle aree interne.
Perché le strade, a differenza dei comunicati, non possono permettersi pause narrative.

Portare la questione a Roma, come sottolineato dall’on. Alberto Bagnai, è un passaggio necessario.
Ma non sufficiente.
Perché Roma, di tavoli, ne ha visti molti. E quasi tutti ben apparecchiati.

Ed è qui che il racconto diventa fin troppo prevedibile.
Arriva il momento dei ringraziamenti.
Si ringrazia Tizio.
Si ringrazia Sempronio.
Si ringraziano le strutture tecniche.
La disponibilità.
La sensibilità.
Il dialogo avviato.

Un rito impeccabile.
Peccato che i ringraziamenti non tengano aperta una valle.

La popolazione delle aree interne non è ingrata: è stanca.
Stanca di essere compresa, ascoltata, attenzionata… senza essere messa in sicurezza.
Non chiede tavolate istituzionali né formule di cortesia.
Chiede cantieri, tempi certi, responsabilità chiare.

I ringraziamenti possono anche restare.
Ma da soli non asfaltano.
E soprattutto non impediscono a un territorio strategico di continuare a sentirsi, ogni giorno, un po’ più marginale.


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