Gratteri, io voto Sì. E non sono un corrotto.

Il rispetto che si deve agli elettori

Quando un magistrato autorevole come Nicola Gratteri lascia intendere che a votare “Sì” a un referendum siano “corrotti”, “massoni” o persone con interessi inconfessabili, il problema non è più politico. È culturale.

Perché io voto Sì.
E non sono indagato.
Non sono massone.
Non ho pendenze.
Non ho scheletri nell’armadio.

Sono un cittadino.

E come me ce ne sono migliaia, forse milioni.


Il voto non è una fedina penale

Ridurre una scelta referendaria a una categoria morale significa trasformare il confronto democratico in sospetto.

Il referendum non è un processo.
Non è un’aula di tribunale.
Non è un’indagine.

È uno strumento previsto dalla Costituzione attraverso cui il popolo esercita la propria sovranità.

Chi vota Sì può farlo per convinzione giuridica.
Per visione politica.
Per sfiducia verso una riforma.
Per fiducia in un cambiamento.

Non perché abbia qualcosa da nascondere.


Il problema non è l’opinione. È la generalizzazione.

Un magistrato può avere opinioni. È un cittadino.
Ma quando l’opinione si trasforma in etichetta collettiva, qualcosa si incrina.

Dire o lasciare intendere che una parte dell’elettorato sia composta da “corrotti” significa delegittimare una scelta democratica.

E questo è pericoloso.

Perché oggi si delegittima il Sì.
Domani si potrebbe delegittimare il No.
Dopodomani il voto stesso.


Il rispetto viene prima della posizione

In democrazia si può essere in disaccordo.
Si può criticare.
Si può combattere politicamente un referendum.

Ma non si può insinuare che chi vota in un certo modo lo faccia per mala fede.

Il voto è libero.
E la libertà implica pluralità di motivazioni.

Io voto Sì.
E non accetto di essere messo in una categoria morale per questo.


Una democrazia matura non sospetta dei suoi cittadini

La forza dello Stato non sta nel sospetto.
Sta nel rispetto.

La magistratura difende la legalità.
Il popolo esercita la sovranità.

Sono due piani diversi.
E devono restare distinti.

Se si comincia a insinuare che chi vota diversamente lo faccia per interesse illecito, si mina il terreno stesso della convivenza civile.


Conclusione

Non è una questione personale contro Gratteri.
È una questione di metodo.

Si può dire: “Io voterò No perché…”
Si può argomentare, convincere, spiegare.

Ma non si può dire — o far intendere — che chi vota Sì sia, per definizione, un corrotto.

Perché io voto Sì.
E sono semplicemente un cittadino.


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