🦜 Racconto 15 – Capitan Long John Rivela il Segreto

(Il Sognatore Lento)

Dopo il tesoro che non brilla, la radura sembrava ancora più silenziosa.

Non era un silenzio vuoto.
Era un silenzio pieno.

Jim rimase un po’ fermo davanti allo scrigno chiuso.
Lo guardava come si guarda una cosa importante, una cosa che non si vuole dimenticare.

Capitan Long John, invece, era immobile.

Non faceva battute.
Non gonfiava il petto.
Non parlava come un pirata buffo.

Era serio.

E Jim lo notò subito.

«Long John?» chiese piano.
«Tutto bene?»

Il pappagallo non rispose subito.
Fece un passo.
Poi un altro.
Poi si fermò davanti allo scrigno.

Lo guardò a lungo, come se stesse salutando un vecchio amico.

«Sì» disse infine.
«Tutto bene.»

Jim si avvicinò.
Sentiva che stava per succedere qualcosa.

Qualcosa di grande, ma non rumoroso.

Qualcosa che cambia il cuore.

«Allora… abbiamo finito?» chiese Jim.
«Adesso possiamo tornare alla locanda?»

Capitan Long John inspirò lentamente.

Poi fece una cosa strana.

Si tolse il cappello da pirata.

Jim rimase sorpreso.

Non lo aveva mai visto senza.

Senza quel cappello, Long John sembrava… diverso.
Non meno buffo.
Non meno verde.

Solo… più vero.

Long John appoggiò il cappello sulla pietra, accanto allo scrigno.

E disse:

«Jim… prima di tornare, devo dirti una cosa.»

Jim si sentì stringere il petto.

«Una cosa brutta?» chiese.

Long John scosse la testa.

«No.»
Fece una pausa.
«Una cosa importante.»

Jim annuì.

«Dimmi.»

Long John lo guardò dritto negli occhi.

Non con occhi di pirata.
Con occhi di custode.

«Io non sono davvero un capitano» disse.

Jim sbatté le palpebre.

«Come?»
«Ma tu… sei Capitan Long John!»

Long John sorrise appena.

«Quello è il nome che uso quando devo far ridere» disse.
«Quando devo far coraggio.»
Poi aggiunse piano:
«Ma non è tutto.»

Jim non capiva.

«Allora chi sei?» chiese.

Long John fece un passo indietro, e per un momento sembrò più grande.

Non più grande di corpo.

Più grande di presenza.

«Io sono il Custode dell’Isola-Luna» disse.

Jim rimase senza fiato.

«Custode… del tesoro?»

Long John annuì.

«Sì» disse.
«Custode del tesoro… e delle lezioni.»
Fece una pausa.
«Custode delle mappe che appaiono solo a chi è pronto.»

Jim sentì la pelle pizzicare.

«Ma… perché?» chiese.
«Perché proprio tu?»

Long John guardò il bosco, come se stesse ricordando qualcosa di lontano.

«Perché una volta…» disse lentamente,
«io ero come te.»

Jim spalancò gli occhi.

«Tu eri un bambino?!»

Long John rise piano, una risata dolce.

«Non proprio» disse.
«Ma ero piccolo. E avevo paura.»
Fece una pausa.
«E cercavo un tesoro che brillasse.»

Jim si sedette sull’erba, senza accorgersene.

«E l’hai trovato?» chiese.

Long John annuì.

«Sì.»
Poi aggiunse:
«E mi ha cambiato.»

Jim lo guardò con attenzione.

Long John continuò:

«Quando ho capito che il tesoro non era oro…
l’Isola-Luna mi ha fatto una domanda.»

Jim trattenne il fiato.

«Che domanda?»

Long John sorrise, ma gli occhi erano seri.

«Mi ha chiesto:
“Vuoi portarlo via…
o vuoi custodirlo per chi verrà dopo?”»

Jim rimase in silenzio.

Sentiva che quella domanda era enorme.

«E tu… cosa hai risposto?» chiese.

Long John abbassò la voce.

«Ho risposto:
“Lo custodisco.”»

Jim si sentì commuovere, anche se non sapeva perché.

Long John proseguì:

«Da quel giorno, io resto qui.»
Fece una pausa.
«Aspetto.»
«E quando il mare mi porta un bambino con gli occhi giusti…»

Jim sussurrò:

«…come me.»

Long John annuì.

«Sì. Come te.»

Jim guardò lo scrigno.

Poi guardò la mappa.

Poi guardò Long John.

E capì una cosa.

«Quindi… tu mi stavi cercando davvero» disse piano.

Long John sorrise.

«Sì.»
«Ma non per prenderti.»
«Per accompagnarti.»

Jim si alzò lentamente.

«E adesso?» chiese.
«Che succede adesso?»

Long John guardò il cielo.

La luce tra gli alberi era diventata più calda.
Come se il giorno stesse andando verso sera.

«Adesso succede che tu torni» disse.
«E io resto.»

Jim sentì un colpo al cuore.

«Resta… qui?» chiese.

Long John annuì.

«Sì.»

Jim fece un passo verso di lui.

«Ma io…» disse con la voce piccola,
«io mi sono abituato a te.»

Capitan Long John abbassò la testa.

Per un attimo sembrò… triste.

Ma poi sorrise.

«E io mi sono abituato a te, esploratore» disse.
«Ma ascolta bene:
un custode non trattiene.»
Fece una pausa.
«Un custode lascia andare.»

Jim guardò a terra.

«E se io mi dimentico?» chiese.
«Se torno a casa e… mi dimentico tutto?»

Long John fece un passo avanti e appoggiò una zampa sul petto di Jim.

«Non ti dimenticherai» disse.
«Perché il tesoro non è nello scrigno.»
Fece una pausa.
«È in te.»

Jim deglutì.

«E la mappa?» chiese.

Long John sorrise.

«La mappa…» disse,
«quando hai imparato a guardare, non serve più.»

Jim tirò fuori la mappa.

La aprì.

Era ancora senza X.

Ma adesso Jim non si sentì perso.

Si sentì… libero.

Long John guardò lo scrigno e disse piano:

«Questo posto avrà sempre bisogno di qualcuno che aspetta.»
«E tu… adesso sei quello che va.»

Jim alzò gli occhi.

«E il Vento Blu?» chiese.

Long John rise.

«Il Vento Blu non è mio» disse.
«Non è tuo.»
Fece una pausa.
«È di chi ha il coraggio di partire e la gentilezza di tornare.»

Jim sorrise, con gli occhi lucidi.

Poi fece una cosa semplice.

Abbracciò Capitan Long John.

Lo abbracciò forte.

Il pappagallo restò immobile un secondo…
poi ricambiò, stringendo le ali attorno a Jim con delicatezza.

«Grazie» sussurrò Jim.

Long John chiuse gli occhi.

«Grazie a te» disse.
«Perché ogni volta che un bambino capisce…
l’Isola-Luna brilla un po’.»

Jim si staccò piano.

Guardò lo scrigno.
Guardò la radura.
Guardò il bosco.

Poi guardò Long John.

«Allora… tu non eri un capitano» disse, con un sorriso tremante.
«Eri… una guida.»

Long John si rimise il cappello da pirata, ma questa volta con meno teatro.

«Ero quello che serviva» disse.
Poi fece l’occhiolino.
«E adesso sei tu.»

Jim spalancò gli occhi.

«Io?!»

Long John rise.

«Non per altri bambini» disse.
«Non ancora.»
Fece una pausa.
«Ma per te stesso.»

Jim respirò profondamente.

E sentì una cosa nuova:

non era la fine.

Era un inizio diverso.

Un inizio che profumava di casa.

Long John indicò il sentiero.

«Vai» disse.
«Il Vento Blu ti aspetta.»

Jim fece un passo.

Poi si voltò un’ultima volta.

Long John era lì, in mezzo alla radura, con lo scrigno accanto e il bosco dietro.

Sembrava parte dell’isola.

Sembrava… nel posto giusto.

Jim alzò la mano.

«Ciao, Custode» disse piano.

Long John sorrise.

«Ciao, esploratore.»

E mentre Jim si allontanava, sentì che il cuore gli faceva male…
ma non un male cattivo.

Era un male dolce.

Il male che arriva quando vuoi bene.

E anche quello…
Jim lo capì…

era un altro tipo di tesoro.


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