
Capitolo 4 – Benedetto Croce: radici e pensiero
Introduzione
Ogni borgo custodisce figure che ne hanno segnato la memoria. Montenerodomo, piccolo paese del Medio Sangro, lega il suo nome a uno dei più grandi pensatori italiani del Novecento: Benedetto Croce.
Croce non nacque qui – vide la luce a Pescasseroli nel 1866 – ma le sue radici affondano proprio a Montenerodomo, terra d’origine dei suoi genitori e dei suoi antenati. È un legame che può apparire marginale, ma racconta molto: il filosofo che ha dato voce all’Italia liberale e che ha combattuto il fascismo portava dentro di sé la memoria, la durezza e la dignità delle montagne abruzzesi.
Radici familiari
Il padre, Pasquale Croce, era originario di Montenerodomo. Anche la madre, Luisa Sipari, apparteneva a una famiglia che si muoveva tra Abruzzo e Campania. Quando Benedetto nacque, la famiglia viveva a Pescasseroli, ma la presenza di Montenerodomo restò sempre impressa nella genealogia e nella memoria familiare.
Non fu solo un dettaglio biografico: per Croce, le radici contavano. La sua filosofia, pur essendo aperta al mondo, aveva un fondo di concretezza, di attaccamento alla realtà vissuta. Ed è difficile non pensare che quell’attaccamento nascesse anche da un retroterra fatto di borghi poveri ma orgogliosi, come Montenerodomo.
Infanzia e tragedia
La vita di Croce fu segnata da una tragedia che lo portò ancora più vicino a queste montagne. Nel 1883, a soli 17 anni, perse i genitori e la sorella nel terremoto di Casamicciola, a Ischia. Lui stesso sopravvisse per miracolo, estratto dalle macerie dopo ore.
Fu un trauma che cambiò tutto: da ragazzo di provincia si trasformò in giovane uomo segnato dal dolore, con una sete di conoscenza che sarebbe esplosa negli anni seguenti. Quel legame con la fragilità della vita lo rese più vicino alle comunità montane, abituate a convivere con terremoti, povertà e partenze.
Il pensiero
Croce è ricordato come il filosofo della libertà. La sua riflessione si fonda su un principio chiaro: la vita è storia, e la storia è sempre libertà che si rinnova.
Rifiutava le ideologie rigide e credeva che ogni epoca dovesse pensare con la propria testa. Difendeva l’arte, la cultura e la letteratura come forme vitali dell’uomo.
Dietro queste idee si intravede anche la memoria delle sue radici: la consapevolezza che la vita non è mai data una volta per tutte, ma va sempre conquistata.
Croce e l’Abruzzo
Per Croce, l’Abruzzo non fu mai un semplice ricordo d’infanzia. Lo considerò sempre un riferimento etico e culturale.
Scrisse pagine intense sulla sua terra, descrivendola come luogo di severità e autenticità, capace di educare alla serietà e alla forza.
Montenerodomo, con la sua asprezza e la sua fierezza, rappresenta bene questa immagine: un paese che non regala nulla, ma insegna il valore delle radici.
Croce e la politica
Dopo la Grande Guerra, Croce diventò una delle voci più autorevoli dell’Italia. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti, opponendosi apertamente al regime di Mussolini.
Fu un atto di coraggio. In un tempo in cui molti scelsero il silenzio, lui scelse la parola.
In quella scelta si ritrova anche la forza delle sue origini: il senso di dignità, di indipendenza e di libertà che appartiene ai borghi di montagna.
Quando parlava di libertà, Croce non usava parole astratte. Parlava di una libertà vissuta, concreta, necessaria. La stessa che, nei momenti più difficili, ha spinto uomini e donne di paesi come Montenerodomo a resistere e a non piegarsi.

Montenerodomo e la memoria crociana
Oggi Montenerodomo è parte del Parco Letterario Benedetto Croce, insieme a Pescasseroli e Raiano. È un progetto che non vuole trasformare il paese in un museo, ma ricordare che la filosofia può nascere anche nei luoghi più umili.
Ogni volta che si pronuncia il nome di Croce, si ricorda che la cultura non è privilegio delle grandi città, ma può germogliare ovunque. Anche in un piccolo borgo del Medio Sangro, stretto tra neve e silenzio.
Filosofia e montagna
Come emerge dal suo pensiero, la storia non è mai conclusa, perché la libertà è un processo continuo.
Camminando nei vicoli del borgo, si coglie il senso profondo di questa idea. Ogni casa racconta una fatica, ogni pietra una resistenza.
La filosofia di Croce non era fatta di torri d’avorio, ma di vita reale: di uomini e donne che, come i monteneresi, non hanno mai smesso di lottare.
Conclusione
Parlare di Croce a Montenerodomo non è esercizio di orgoglio locale. È un modo per dire che la grande cultura può nascere anche da radici piccole. Che i pensieri che cambiano il mondo hanno bisogno di un terreno concreto, di una terra che li nutra.
Montenerodomo non è solo un borgo spopolato: è un frammento di quella radice che ha alimentato un filosofo. Ed è per questo che oggi fa parte del Parco Letterario Benedetto Croce, insieme a Pescasseroli e Raiano: non come museo immobile, ma come invito a leggere Croce nei luoghi che lo hanno generato, tra montagne e vicoli che ancora parlano di libertà.