Perché da noi la palla è sempre rotonda, anche quando rotola storta

C’è un vecchio detto: il prezzemolo sta dappertutto. In Italia, però, il vero prezzemolo non è l’erba aromatica: è il calcio. Onnipresente, invadente, capace di infilarsi ovunque, anche quando non c’entra nulla. Dal telegiornale alla pubblicità, dalla politica ai talk show, persino nei discorsi dei bar di provincia.
Eppure, il calcio italiano non vive affatto un’epoca d’oro. Stadi vecchi, club falliti, Nazionale che spesso arranca. Ma poco importa: il calcio resta lì, in copertina, anche quando dovrebbe stare in fondo al giornale sportivo.
La pallavolo che deve vincere il mondo
Prendiamo la pallavolo, sport che in Italia regala soddisfazioni continue. Europei vinti, Mondiali conquistati, squadre di club che dominano in Europa. Eppure, per ottenere un titolo sui grandi quotidiani serve sempre l’impresa storica: “Italia campione del mondo!”.
Se non arrivi al gradino più alto, rischi di restare invisibile. Un bronzo europeo? Un argento olimpico? Belle medaglie, certo… ma non basta a farti uscire dal recinto delle “pagine minori”.
Calcio e giornalisti, matrimonio indissolubile
Il problema non è solo culturale, ma anche mediatico. Le redazioni sportive sono costruite attorno al calcio: 80% delle risorse lì, il resto si divide le briciole.
Un esempio? La finale mondiale di pallavolo maschile del 2022, vinta dall’Italia contro la Polonia. Un’impresa straordinaria, eppure i telegiornali aprivano con “il mercato della Serie A” o “la sconfitta della Juve”.
Morale: se non giochi con un pallone rotondo, puoi anche vincere tutto, ma non avrai mai lo stesso spazio.
Il calcio come religione laica
C’è poi un aspetto antropologico. In Italia il calcio è diventato la vera religione laica. Le chiese si svuotano, ma gli stadi (quando non cadono a pezzi) continuano a essere templi dove si celebra il rito domenicale.
Non importa se la tua squadra perde: il tifoso resta fedele, il giornalista resta ossessivo, il politico resta pronto a cavalcare l’onda.
E così il calcio diventa lo strumento perfetto per distrarre l’opinione pubblica, coprire i fallimenti, addolcire i malumori.
Lo sport dimenticato
E mentre il calcio si gode le prime pagine anche nelle sconfitte, gli altri sport vivono di riflesso.
- Il nuoto ha bisogno di un Paltrinieri o di una Pellegrini per avere visibilità.
- Il tennis esiste solo se Sinner o Berrettini vincono a Wimbledon.
- L’atletica viene ricordata quando Jacobs corre più veloce del mondo.
Altrimenti, silenzio.
Non è un caso se tanti campioni di discipline diverse abbiano più riconoscimento all’estero che in patria. Da noi, nonostante medaglie e record, faticano a trovare sponsor, a volte persino a vivere del loro sport.
Calcio ovunque, anche quando perde
Il paradosso italiano è questo: il calcio viene celebrato anche nelle disfatte. Una Nazionale che non si qualifica ai Mondiali occupa comunque settimane di dibattiti televisivi, con analisi degne di un vertice NATO.
Gli altri sport, invece, se non portano medaglie d’oro, spariscono nel nulla. Come se la dignità fosse concessa solo a chi porta la coppa più grande.
Satira di un Paese
E allora sì, in Italia il calcio è come il prezzemolo. Ma con una differenza: il prezzemolo almeno arricchisce i piatti, mentre il calcio spesso li copre, li nasconde, li rende tutti uguali.
Una minestra senza sapore, ma piena di titoli roboanti: “Crisi Juve”, “Mercato Milan”, “Inter in affanno”. Sempre le stesse frasi, sempre la stessa minestra.
Gli altri sport, che dovrebbero dare varietà e orgoglio a un Paese intero, restano contorno dimenticato. Ma forse, più che dimenticati, vengono oscurati da un sistema che non sa fare a meno della sua ossessione.
Morale
In Italia il calcio non è solo sport. È spettacolo, religione, politica, anestetico. Ma soprattutto è il prezzemolo che, anche quando non serve, finisce sempre nel piatto.
E se la pallavolo vuole un titolo, deve vincere il Mondiale. Il calcio no: gli basta esistere.